Cultura

Hermann Hesse: non solo Siddharta

Hermann Hesse è famoso soprattutto per il suo Siddharta, il manifesto di una generazione, ma in realtà l’autore ha da offrire molto altro.

Hermann Hesse e la sua filosofia

Hermann Hesse (1877-1962) è uno scrittore tedesco premio nobel per la letteratura (1946) e famoso soprattutto per il suo romanzo filosofico Siddharta. Negli scritti dell’autore sono presenti alcuni elementi importanti che attraversano le sue opere, come la ricerca continua di equilibrio fra le varie contraddizioni di società e natura intima dell’uomo. E’ alla costante ricerca di armonia fra il singolo e il molteplice, e in ultima analisi dai suoi romanzi ne evince che l’unico modo per raggiungere un equilibrio è quello di distaccarsi dalla società. Infatti spesso presente è la figura del vagabondo: Knulp, Harry Haller, Siddharta, Boccadoro… Il viandante è una figura importante, poiché è distruttore dei vecchi valori: ha infatti il compito morale di portare scompiglio e libertà fra i valori borghesi. Inoltre, dopo l’incontro fortuito con le opere di Jung, Hesse sarà sempre più interessato alla psicoanalisi, e al suo utilizzo nei romanzi, in primis Il Lupo della Steppa.

Hermann Hesse e la copertina originale di Siddharta
Photo Credit: Libriantichionline
Hermann Hesse e la copertina originale di Siddharta – Photo Credit: Libriantichionline

Siddharta

Siddharta (1922) diventerà uno dei manifesti hippy, considerato il libro di una generazione. Questo “poema indiano”, come è definito dallo stesso autore, unisce lirica ed epica, e narra il risveglio spirituale di Siddharta, ovvero un Buddha potenziale. Seguiamo quindi le vicende del bramino Siddharta, che sfida la figura paterna e le prassi sociali per vagabondare per l’India alla ricerca dell’Illuminazione. Per i temi trattati, quali l’emarginazione e il rifiuto dell’autorità, ha attratto una vasta schiera di ammiratori. Il romanzo offriva dunque una speranza di liberazione, esprimendo al contempo il malessere sociale dilagante a causa della guerra. Per questi motivi e altri resta un libro tuttora attuale, e un cult per varie generazioni.

Copertina de Il Lupo della Steppa, di Hermann Hesse
Photo Credit: Rob In Book
Copertina de Il Lupo della Steppa, di Hermann Hesse – Photo Credit: Rob In Book

Il Lupo della steppa e Knulp

Hesse però ha scritto altri libri che vale assolutamente la pena di leggere, fra i quali Il Lupo della Steppa e Knulp. Knulp (1915) narra il vagabondare dell’omonimo protagonista, che si distacca dal mondo, dalla società con le sue regole e codici, al fine di potersi godere la bellezza della natura e del mondo e la loro contemplazione. Porta scompiglio e una ventata di libertà dove passa, con la sua naturalezza e buon carattere. Il Lupo della Steppa (1925) presenta invece la visione dell’uomo come frattura: all’interno una parte civile e una parte selvaggia, rappresentata appunto dal lupo, lottano fra di loro. Combinati fra di loro si trovano elementi autobiografici (H.H. sono infatti le iniziali del protagonista e anche quelle di delle scrittore), fantastici e psicanalitici. E’ questo libro una forte accusa nei confronti della borghesia, presentata come ipocrita e rigidamente strutturata. Seguiamo così le vicende di Harry, alle prese con una profonda crisi: un conflitto interiore riguardo la sua personalità, e la riconciliazione del suo io scisso attraverso la risata e l’umorismo.

“La maggior parte degli uomini non vuol nuotare prima di saper nuotare. Spiritoso, vero? Certo che non vogliono nuotare, sono nati per la terra, non per l’acqua. E naturalmente non vogliono pensare: infatti sono nati per la vita, non per il pensiero. Già, e chi pensa, chi concentra la vita nel pensiero può andare molto avanti, è vero. Ma ha scambiato la terra con l’acqua e a un certo momento affogherà.”Il Lupo della Steppa, Hermann Hesse

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