Cinema

“Hostage”, Bruce Willis e la figlia avuta da Demi Moore stasera in tv

“Se ammazzate la mia famiglia, per avere questi documenti ve la vedete voi e i federali su Ebay!. A Los Angeles i poliziotti fanno i duri, e Jeff Talley è uno di loro. Specializzato negoziatore di sequestri, che parla e tratta con i rapinatori per indurli a rilasciare incolume l’ostaggio. Che li sfida fingendo di avere sempre in mano il controllo della situazione, che a sangue freddo tira avanti la trattativa. Ma l’uomo non è il coraggioso e fiero protagonista di un ‘action movie’, nella sua durezza e infallibilità. È, stranamente, in preda alle debolezze, ai rimorsi. Una caratteristica ancora più umana, che lo rende un eroe terreno, uno di noi. Bruce Willis stasera in tv nel drammatico thriller “Hostage“: la missione impossibile sarà liberare la propria coscienza.

Tagliare la barba lunga, e i capelli (sarà una parrucca quella esibita a inizio film per Bruce Willis); abbandonare Los Angeles, e rifugiarsi con la famiglia nella quiete del paesino californiano di Bristo Camino, nella contea di Ventura. Per dimenticare. Fuggire dal dolore. Continuare a fare il capo della polizia locale, ma con la tranquillità di un scrivano. Diventando lo sceriffo Bruce. Nella vita di Jeff Talley (Bruce Willis), pesa la colpa per un’operazione fallita: per non aver dato l’ordine ai cecchini di uccidere un rapitore, perdono la vita madre e figlio. E quando succede che tre balordi si intrufolano nella casa sbagliata, tanto basterà a risvegliare il suo dolore: la lussuosa villa incastonata nella roccia, dimora da fiaba di un potente della malavita, a capo di una misteriosa organizzazione criminale che ricicla denaro, che si rivelerà superblindata, rendendo impossibile per i malfattori la via di fuga. I rapitori ricattano Jeff, facendolo crollare nell’incubo quando vedrà coinvolta direttamente la sua famiglia.

Stratega e prigioniero Bruce Willis

Dal romanzo omonimo del giallista Robert Crais, il giovane regista francese Florent Emilio Siri, allievo di Rohmer, gira nel 2005 “Hostage“, di cui è protagonista e produttore lo stesso Willis: icona del cinema d’azione violento e hollywoodiano, ma anche dall’intelligente talento nella produzione. Amanda, la figlia di Bruce Willis nel film, è interpretata da Rumer Willis, sua vera figlia.17 anni, una delle tre figlie nata dal matrimonio con l’attrice Demi Moore. La giovane ottenne il ruolo vincendo una regolare audizione, contro la precisa volontà del padre di non raccomandarla. “Le nostre ragazze possono recitare, ma solo nei film in cui ci siamo io o Demi – spiega l’attore – Avere Rumer nel ruolo nel ruolo di mia figlia mi ha aiutato nei momenti più drammatici“. Ben Foster nella parte del folle Mars Krupcheck, e Michelle Horn che interpreta Jennifer Smithin, iziarono a frequentarsi realmente durante la lavorazione del film. Mentre Kevin Pollak è Walter Smith. Vecchi telefonini modello Nokia, continuamente all’orecchio dei personaggi, che invece di correre all’azione, telefonano. Che, come ricetrasmittenti di una volta, pezzi dalla valigetta di 007, permettono le comunicazioni tra banditi e sequestrati, vittime e carnefici.

Una stella appuntata sulla camicia per il poliziotto Willis, e la monotonia del suo commissariato presto ribaltata da tre ladruncoli sbandati. Che si muovono in un camion rosso, in giro a trovare ispirazione per far grane. Adocchiano una ragazza davanti al minimarket, e la seguiranno fino alla sua abitazione impero. Dove tutti i personaggi, compresi gli stessi sequestratori, saranno prigionieri. Esplosioni, elicotteri, suspense. La parte più interessante del film, è il lavoro del negoziatore professionista, e il gruppo di investigatori poliziotti, che lo seguono affiatato.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema

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