Howard Schultz: “Trump è un incapace”

Howard Schultz, ex amministratore delegato e presidente di Starbucks dichiara di sentire il bisogno di correre alle elezioni presidenziali del 2020.

Howard Schultz (ex amministratore delegato di Starbucks) ne ha per tutti, presidente Trump e partiti compresi.

In un’intervista al programma americano “60 minutes” – un format simile a quello di ½ h dell’Annunziata su rai tre – l’ex presidente e amministratore delgato di Starbucks ammette di pensare seriamente di candidarsi alle presidenziali americane del 2020.

Dopo l’annuncio in diretta sul canale televisivo, Schultz si prodiga in attacchi verbali verso l’attuale presidente Donald Trump, considerandolo “inefficace nel ruolo ricoperto”.

L’eventuale candidatura sarà portata avanti senza l’apporto di partiti politici (né repubblicano, né democratico) rei di non fare l’interesse del paese e di dar credito solo a ripicche politiche; scegliendo di perseguire una linea centrista ed indipendente.

Ciò che m’interessa è la vittoria degli Stati Uniti d’America e degli americani”, questo il chiaro slogan dell’imprenditore americano.

La risposta di Trump non si è certo fatta attendere, delegando le sue parole al fidato portavoce Twitter:

“Ho visto l’intervista di Schulz, e non ha il fegato per correre come presidente. Spero che mi stia pagando ancora l’affitto nella Trump Tower”.

Botta e risposta, quindi, preannunciando uno scontro di “pochezze” politiche come il presidente attuale ci ha abituato.

Jeffrey Toobin, analista legale della CNN (notiziario americano), ha definito la candidatura di Schultz un “regalo fatto da Dio a Trump” avvallando l’ipotesi che toglierebbe eventuali voti al candidato presentato dai democratici.

Sulla stessa lunghezza d’onda di Toobin anche l’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg. Quest’ultimo, nel frattempo, vaglia l’ipotesi di candidarsi con il partito democratico, ma intanto dichiara che:

questa scelta vanitosa, in un sistema elettorale così frastagliato e diviso, non avrà risultante al di fuori della sconfitta”.

Ognuno tira acqua al proprio mulino, verrebbe da dire, agitando fanghiglia e sporcando un periodo storico già delicato di per sé, sia per l’America che per gli americani.

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