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I Figli del Mare – Recensione: Quando mare e cielo si incontrano

I Figli del Mare è un lungometraggio anime del 2019 con Ayumu Watanabe alla regia (Dopo la pioggia, Uchuu Kyoudai – Fratelli dallo Spazio) e curato da Studio 4C (Berserk), tratto dal manga di Daisuke Igarashi, autore affezionato a tematiche quali il folklore giapponese e la natura che in questa opera ritroviamo in tutto il loro splendore.

Una commistione di generi diversi, dalla denuncia sociale al surrealismo, I Figli del Mare è un’opera non di facile comprensione ma sublime, ben confezionata, capace di garantirvi una esperienza psichedelica tra suoni e colori davvero suggestiva.
Distribuito in Italia da Nexo Digital e Dynit che ha curato l’edizione in bluray, è uscito nelle sale della nostra penisola il 2, 3 e 4 Dicembre 2019.

I Figli del Mare – La recensione

Children of the Sea
Fonte: web

La trama

Ci troviamo in un paesino giapponese sulla costa, popolato perlopiù da pescatori. Ad animare il posto, la presenza di un grande acquario per la gioia di grandi e piccini; al suo interno, è possibile trovare diversi tipi di pesci, balene, squali, dugoghi, tartarughe. Un team di biologi marini e allevatori ha il compito di prendersi cura degli animali che vivono all’interno dell’acquario; il padre di Ruka si occupa proprio di questo.

Ruka è una ragazzina delle medie molto vivace ed energica; frequenta il club di pallamano della sua scuola. All’alba delle vacanze estive, Ruka durante una partita di allenamento, ferisce di proposito una sua compagna di squadra. A questo comportamento scorretto, seguono amare conseguenze: per tutto il periodo delle vacanze estive, la ragazzina è esclusa categoricamente dal team.
In preda alla noia e al totale lassismo, la ragazzina si rifugia proprio all’acquario, il posto di lavoro del padre. L’acquario cittadino per Ruka è sempre stato un posto magico; come se fosse una dimensione parallela in cui entrare e perdersi in quelle luci blu soffuse delle gigantesche vasche e tra il fluttuare sinuoso dei pesci che nuotano.

Durante la visita all’acquario, Ruka fa la conoscenza di Umi (mare), un giovane ragazzo della sua età. Il ragazzo si trova lì perché materia di studio da parte degli specialisti; insieme a suo fratello Sora (cielo), è stato trovato sulle coste di un’isola delle Filippine. I due ragazzi, esteticamente agli antipodi – sia per aspetto che per costituzione fisica (Sora appare più gracile) – sono vissuti in acqua e cresciuti dai dugonghi. E’ proprio la totale leggiadria che contraddistingue Umi in acqua e le sue straordinarie doti di nuotatore che stregano Ruka, la quale dichiara “è come se stesse volando“.

Umi e Sora
Fonte: web

Inizia così l’amicizia tra Ruka e questi due ragazzi, dei veri e proprio figli venuti dal mare. Entrambi sono posti a continui esperimenti da parte del team di studiosi che cercano di comprendere il loro comportamento e la propria costituzione fisica: i due ragazzi, infatti, non possono vivere lontano dall’acqua, privarsi del contatto con l’acqua di mare significherebbe danneggiare la loro pelle estremamente sensibile al sole. Tuttavia, i due ragazzi si comportano come due adolescenti, difficilmente fermi e rispettosi delle regole; nel loro vortice tra fantasia e realtà trascinano anche Ruka che – da questa esperienza – ne uscirà rinata, cresciuta, più forte di prima.

L’animazione è all’avanguardia, segue con brio la narrazione calzante, a tratti febbrile e sconnessa che concatena gli eventi. La riproduzione dei fondali del mare e delle specie marine è davvero realistica e da allo spettatore la sensazione di trovarsi proprio nelle acque del Pacifico. La trama amalgama storie di vita quotidiana ad eventi sovrannaturali che si sviluppano con l’avanzare della marea; infatti, un evento che avverrà nei fondali marini e che lega i due giovani fratelli, nel doppiaggio giapponese viene proprio chiamato “matsuri” (“celebrazione”, nella trasposizione italiana).

Ruka
Fonte: web

I matsuri sono le feste tradizionali giapponesi che accolgono per le strade tanti visitatori; molte vengono praticate nel corso di tutto l’anno, ma le più suggestive e conosciute avvengono durante l’estate. Particolare tra queste è la Obon, caratterizzata da una danza collettiva e l’ipnotico ed incessante suono dei taiko, i tamburi tradizionali.

Ed è proprio sulle note dei taiko incessanti che la narrazione prende piede e si sviluppa, alternata da silenzi carichi di significato e da dialoghi sulla vita e sulla filosofia. La denuncia velata alle forme di segregazione di qualsiasi tipo a favore della libertà di espressione, dell’essere sé stessi con gli altri e per gli altri è il significato racchiuso dell’opera. E’ una colorata allegoria alle origini della vita e dell’esistenza, alla crescita psicologica e all’importanza dei legami, familiari e non.

Un film d’animazione all’avanguardia

I Figli del Mare ha bisogno di più di una visione, perché è un’opera insolita, piena, carica di significati e sfaccettature impossibili da cogliere in quasi due ore di lungometraggio; serve una seconda visione per apprendere appieno la trama ma soprattutto per godersi ancora una volta i lunghi piani sequenza (particolare è quello che segue Ruka durante la sua corsa dalla scuola al ponte, dove inciampa e cade). La regia di Watanabe va oltre i limiti, spingendo l’animazione giapponese ad innovarsi nuovamente, molto più di quanto ha mai fatto prima, conservando quei colori vividi, che sembrano quasi acquerelli, e la trasposizione fedele delle strade giapponesi che tanto ricorda le opere di Hayao Miyazaki e Makoto Shinkai.

I Figli del Mare - Recensione: Quando mare e cielo si incontrano
Fonte: web

La musica inconfondibile di Joe Hisaishi

La colonna sonora, infine, mette la firma ad un quadro già perfetto, donando completezza all’opera. Le musiche sono assai familiari perché curate dall’instancabile Joe Hisaishi, autore delle colonne sonore dei lungometraggi dello Studio Ghibli e di gran parte dei titoli del comico-regista Takeshi Kitano. La musica segue pedissequamente le animazioni visive, come se fossero concatenate; è come se seguissero il movimento del mare: imprevedibile, dinamico, che aumenta e diminuisce nel corso di poco tempo. Nello specifico Two In The Typhoon è la dimostrazione di tale particolarità; la colonna sonora di Hisaishi da valore aggiunto ad un’opera d’animazione che coinvolge ed ammalia.

I Figli del Mare - Recensione: Quando mare e cielo si incontrano
Si ringrazia Dynit Italia S.r.l. per questo contenuto (Foto di Pia Colucci)

I Figli del Mare sfiora l’eccellenza, sia a livello di contenuti che a livello artistico. Il cofanetto (gentilmente avuto da Dynit Italia) è la versione First Press e contiene al suo interno un artbook di 32 pagine, una cartolina, il poster dell’adattamento italiano oltre al bluray.

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