Zlatan Ibrahimovic calcherà il palco dell’Ariston come ospite fisso al Festival di Sanremo: l’attaccante svedese però non è famoso solo per i suoi gol (ben 501 in carriera), ma anche per le dichiarazioni ad effetto. Riproponiamo le 10 frasi in ordine cronologico che lo hanno reso “immortale” nel mondo del calcio e che rappresentano in pieno l’evoluzione d’Ibrahimovic. Aspettandosi altre uscite storiche durante questo Festival di Sanremo.
Ibrahimovic: le 10 dichiarazioni da Malmoe a Sanremo
Zlatan gioca e incanta nella squadra svedese del Malmoe, ha 17 anni e molti fari puntati addosso. Lo cerca l’Arsenal e la prospettiva è di giocare con calciatori storici: Vieira, Bergkamp, Wright e tanti altri. Sarebbe il sogno di ogni giovane ragazzo ma non è quello di Ibrahimovic, il quale risponde così al manager dei gunners:
“Wenger mi ha chiesto di fare un provino per l’Arsenal. Gli ho detto: ‘Io non faccio prove, o mi prendi o no, non sono qua per perdere tempo’.”
La mentalità Zlatan se la porta dietro e quindi approda all’Ajax, squadra in cui segna il primo dei molti gol spettacolari che attireranno le migliori squadre europee. Quella rete è l’emblema del primo Ibrahimovic, spavalderia per segnare e commentare, anni dopo, la sua azione in questa maniera:
“All’inizio andai a sinistra e lui fece lo stesso; poi andai a destra e lui fece come me. Poi tornai ancora a sinistra e lui andò a comprarsi un hot dog”
Zlatan approda alla Juventus, vince i due Scudetti poi revocati causa Calciopoli. Lo svedese passa all’Inter ma non si scorda della sua esperienza bianconera, in barba all’etichetta e senza freni nelle dichiarazioni:
Gli scudetti con la Juventus sono miei e lo dico anche se ora gioco nell’Inter […] il resto non m’interessa.”
Ibrahimovic all’Inter conquista tre campionati di fila nei quali segna 57 gol in 88 partite, al termine dell’annata 2009 si toglie però un sassolino di vecchia data:
“Quando sono arrivato in questo paese, tanti mi hanno criticato, dicevano che ero un giocatore fantastico ma non facevo gol: ho fatto tutto in Italia.”
Poi l’esperienza con il Barcellona, un buon numero di reti ma non si crea l’alchimia giusta con l’ambiente, in primis con l’allora tecnico blaugrana:
“Guardiola ha comprato una Ferrari e la guida come una Fiat.”
Il ritorno in Italia, al Milan, dove vince un altro Scudetto e intrattiene una lite con un peso massimo: il difensore e compagno di squadra Onyewu (193 cm). Il risultato, ovviamente, non è scontato:
Era una specie di armadio, sembrava un pugile da pesi massimi. Ma non mi ha battuto.
Zlatan viene quindi venduto al Paris Saint Germain, in Francia diventa l’idolo dei tifosi e commenta in questo modo delle possibili voci di mercato:
“Se Parigi rimpiazzasse la Tour Eiffel con una mia statua rimarrei di sicuro.”
La statua però non gliela costruiscono e quindi Ibrahimovic emigra in Inghilterra, al Manchester United, dove inizia a segnare da subito:
“In Inghilterra mi dicevano che ero vecchio, con la sedia a rotelle. Dopo tre mesi dissero che stavo volando.”
L’infortunio in realtà arriva davvero e Zlatan si trasferisce in America, nella MLS ai Los Angeles Galaxy, campionato dove riprendere la forma e poi a domina gli avversari. Le “sparate” di questo periodo sono innumerevoli, la migliore è quella di congedo:
“Sono venuto, ho visto e ho vinto. Ora tornate a guardare il baseball”
E infine l’approdo al Milan e la stagione corrente, periodo in cui rianima una squadra sfiduciata e pone le basi per una stagione al di sopra di ogni aspettativa, sintetizzando questa impresa con l’ultima (per ora) frase più iconica:
“Sono come Benjamin Button, nato vecchio e morirò giovane.“
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