Auguri Romolo, padre di Roma e primo monarca

Roma ed il suo vasto impero: un giogo gigantesco che assoggettava al suo potere Europa, Africa settentrionale, Medio Oriente, Turchia e Mesopotamia.

Sotto il comando di Marco Ulpio Nerva Traiano, più semplicemente Traiano, la dominazione romana raggiunse la sua massima, abnorme, estensione territoriale: 6,5 milioni di chilometri quadrati!

Gli antichi romani, certamente, sono stati la massima espressione di forza, organizzazione, sagacia e pragmatismo dell’antichità. Grandi innovatori in ogni campo, riuscivano ad assorbire e miglioravano ogni cultura che investivano con la cosiddetta “romanizzazione”.

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Massima espansione dell’impero romano (Credit: capitolivm)

Le gesta di questa civiltà mescolano magicamente leggenda e verità. Nessuna popolazione è riuscita ad ottenere l’enorme e duraturo potere che Roma, capitale di un Impero mai visto nel mondo occidentale, riuscì a conquistare, difendere e gestire. Tante culture, tanti modi diversi di vivere, differenti religioni ed usanze: Roma è stata la prima, vera metropoli cosmopolita della storia!

Quanti monumenti, vere opere d’ingegneria avanzata, ci hanno lasciato in eredità i romani? Vi basti pensare che l’acquedotto dell’Acqua Vergine (Aqua Virgo o Trevi) dopo venti secoli dalla sua inaugurazione, alimenta ancora oggi le fontane più spettacolari della capitale italiana: la Barcaccia, la Fontana di Trevi (da qui il suo secondo appellativo) e la Fontana dei Fiumi, scolpita dal Bernini, a Piazza Navona.

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La maestosa fontana di Trevi (Credit: NotizieOra)

Romolo e Roma – La grandezza dell’Urbe

La costruzione voluta da Marco Vipsanio Agrippa, grande amico del futuro imperatore Augusto, vive ancora oggi nella quotidianità degli abitanti del capoluogo laziale e stupisce i milioni di turisti che ogni anno invadono le sue vie. Un’opera eterna per la ‘Città Eterna‘. Durante le tre epoche fondamentali (età Regia, Repubblicana ed Imperiale), si sono susseguite personalità di assoluto spicco: Giulo Cesare, Augusto, Nerone, Costantino, Adriano, Traiano, Caligola, Settimio Severo, Claudio, Publio Cornelio Scipione (detto “l’africano” dopo la vittoriosa battaglia di Zama contro Annibale) ed altri ancora, hanno caratterizzato a loro modo la grandezza di una città nata sul Palatino il 21 aprile del 753 a.C.

Questi grandissimi personaggi storici, infatti, sono tutti figli del capostipite dei romani, l’uomo che nacque (secondo la tradizione) dalla relazione fra il Dio Marte e Rea Silvia, figlia di Numitore ovvero il re di Alba Longa. Alzi la mano chi non conosce la leggenda dei gemelli più famosi della storia!

Romolo e Roma – La leggenda

Romolo e Remo, allattati dalla Lupa, sfamati da un picchio e cullati dal Tevere. Furono trovati da un pastore di nome Faustolo che li portò nella sua capanna, situata sul Palatino, e li crebbe assieme alla moglie Acca Larenzia. Una fondata supposizione, identifica la moglie di Faustolo come la ‘lupa’, parola che in latino significa prostituta (da qui lupanare, luogo adibito al lavoro più antico del mondo).

Genitori adottivi poco regali per il futuro re di Roma. Dopo l’uccisione di Amulio, fratello ed usurpatore del trono di Numitore, i due gemelli tornarono sul Palatino con l’intento di fondare una nuova città. Due gemelli ed un grande problema: il diritto di primogenitura quindi non poteva essere applicato. Chi sarebbe diventato il primo re della nuova città?

“Ritrovamento di Romolo e Remo” di Rubens (Credit: Wikipedia)

La leggenda ci racconta che furono gli dei a determinare, attraverso gli aruspici, la sorte dei fratelli: Remo, appostato sull’Aventino, vide sei avvoltoi e fu proclamato dal suo seguito re. Nel frattempo Romolo dal Palatino, scorse dodici rapaci solcare il cielo di Roma: il vero sovrano, per diritto divino, era lui. Grazie all’ausilio dell’aratro, il nuovo monarca tracciò il solco sacro (il pomerium) che delimitava i confini della nuova città alzando l’attrezzo agricolo dal terreno per segnalare le porte d’ingresso e d’uscita.

Si dice che Remo, per schernire il fratello, valicò le basse mura di cinta (ancora in costruzione) con un salto; preso dall’ira, Romolo lo uccise sentenziando in tono minaccioso:Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura!” Roma si presentava al mondo assumendo il nome del suo primo sovrano.

“Fondazione di Roma” di Giorgio Quaroni (Credit: ARQ)

Romolo e Roma – Primi vagiti di vita

Fortificazione delle mura di cinta, offrendo sacrifici alle divinità secondo i riti Greci ed Albani, ed aumento demografico. Queste furono le prime grane da risolvere per il nuovo sovrano. Roma era una città di uomini (soprattutto schiavi liberati e banditi) che ricercava con insistenza donne per garantire generazioni future alla neonata cittadina.

Romolo, quindi, allestì dei giochi (intitolati a Nettuno equestre) chiamati Consualia. Il re invitò tutte le popolazioni vicine (Ceninensi, Antemnati, Crustumini e Sabini) con un solo, bellicoso scopo: rapire tutte le donne presenti ai giochi. Il famoso ‘Ratto delle Sabine‘ si verificò a manifestazione in corso e fu un successo: i romani cacciarono i popoli ospitati e si tennero le loro donne.

“Il ratto delle Sabine” di Pietro da Cortona (Credit: Wikipedia)

Come reagirono le femmine rapite ed i loro familiari? Le prime, dopo un momento d’ira, si abituarono alla nuova cittadina (lo stesso Romolo trovò moglie tra le fanciulle saccheggiate, Ersilia il suo nome) grazie ai modi garbati dei romani mentre i secondi, con i Ceninensi in testa, dichiarano guerra a Roma.

Romolo e Roma – Le prime guerre

Il popolo invasore fu respinto in battaglia ed il suo comandante Acrone perì per mano di Romolo. Le spolie opima del vinto (armatura, armi ed effetti personali) furono portate sul Campidoglio ed offerte in sacrificio a Giove Feretrio. Questo gesto diede il via alla fondazione del primo tempio romano. Il sovrano vincente, capendo l’attuale sbandamento dell’avversario, attaccò duramente la città nemica che cadde al primo assalto. Roma aveva condotto vittoriosamente la prima di molteplici guerre.

Dopo i Ceninensi, Romolo diresse il suo sguardo verso gli Antemnati. I Fasti Trionfali, un documento redatto dai magistrati nell‘Antica Roma nel quale venivano annotate le vittorie annuali dell’esercito, riportano che nel 752-751 Roma occupò i territori nemici costringendoli alla resa. Una seconda ovatio (cerimonia celebrativa di un trionfo militare) per il prode re romano.


“Le Sabine”, quadro di Jacques-Lousi David (Credit: ArteWorld)

Non c’è due senza tre: dopo Ceninensi e Antemnati, cadde anche la città di Crustumerium che, a differenza delle altre, possedeva terreni più fertili. La ricchezza del mondo antico sotto il controllo dei romani. Le mire espansionistiche di Roma cozzarono contro l’ultimo dei popoli raggirati nei giochi indetti dal re: i Sabini.

Romolo e Roma – La pace con i sabini

Tarpeia, vestale e figlia del comandante della Rocca, venne corrotta con oro ed altre ricchezze dal sovrano dei Sabini, Tito Tazio. Le porte di Roma furono spalancate ed i due eserciti si scontrarono: la contesa terminò grazie all’intercessione delle vecchie figlie dei Sabini. Si dice che le donne non poterono sopportare che mariti e genitori si trucidassero a vicenda!

Questa incredibile intromissione portò al patto di pace fra i due contendenti. Romani e sabini si fusero assieme proclamando Roma capitale e Romolo e Tito Tazio divennero regnanti del nuovo popolo. Il regno dal doppio re durò soltanto cinque anni; il vecchio sovrano sabino fu ucciso a Lavinium e Romolo prese fra le sue mani tutto il potere.

Successivamente, il primo re di Roma condusse campagne militari contro le città di Medullia e Fidene, rese amici dei romani i Latini e sconfisse il popolo di Cameria. Soggiogò, in ultimo, la potentissima città etrusca di Veio. L’enorme portata della vittoria su Veio, contribuì alla divinizzazione di Romolo. Fu l’ultima battaglia del grandissimo conquistatore del Lazio.

“La battaglia di Veio” di Cavalier d’Arpino (Credit: Wikipedia)

Romolo e Roma – Le innovazioni del sovrano

Al primo re viene attribuita anche la creazione del primo esercito romano e del Senato: non era esattamente l’organo che ammireremo nella Roma repubblicana, ma assomigliava ad un’assemblea formata da 100 Patres, i patrizi di un’Urbe futura.

Romolo istituì le prime forme di diritto privato romano (una moglie non poteva abbandonare il marito al contrario dell’uomo) e formulò il calendario romuleo (calendario lunare della durata di 10 mesi che iniziava con la prima luna piena di marzo). Proclamò diverse festività: la più importante (istituita da lui o da Numa Pompilio suo successore) fu il culto del fuoco sacro.

Romolo e Roma – Le vestali e la morte

Questa ricorrenza creò la “setta” delle famose sacerdotesse che, in seguito, diventarono le custodi del braciere: le vestali. Romolo rimase in carica trentotto anni, secondo la tradizione romana venne assunto in cielo durante una tempesta seguita da un’eclissi. L’improvvisa scomparsa, convinse i romani della natura divina del re: fu proclamato Dio (con il nome di Quirino) e venne eretto un tempio in suo onore su un colle, l’attuale Quirinale.

Ricostruzione del tempio dedicato a Qurino, il Romolo divinizzato (Credit: romanoimpero.com)

Romolo e Roma – Dalla leggenda alla storia

Nella probabile realtà storica si pensa che i Patres uccisero il re in una seduta del consiglio regio sul Volcanal, tempio dedicato al Dio Vulcano ed attuale luogo sacro di Efesto nel Foro Romano. Romolo fu un monarca severo ed intransigente ed attirò numerosi nemici. Il suo corpo fu smembrato ed i pezzi furono sepolti su tutto il territorio della città di Roma.

Oggi, 24 marzo, è l’anniversario della nascita di colui che ha dato il via alla migliore macchina da guerra del mondo. Chi cammina per le vie di Roma e d’Europa ammirando i resti della civiltà romana, dovrebbe ringraziare il padre dell’attuale capitale d’Italia. Fra leggenda e verità, Romolo ha formato le basi per un futuro che attualmente assorbe gli echi del passato. Tanti auguri, allora, primo re di Roma e padre del mondo moderno.

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