Il 27 agosto 1950 è morto Cesare Pavese, uno degli scrittori e poeti di spicco nel panorama letterario italiano del Novecento e del neorealismo.

Le opere e l’esilio di Cesare Pavese

Cesare Pavese rappresenta uno degli autori più celebri della letteratura italiana del Novecento. Viene ricordato specialmente per due dei suoi romanzi quali “La luna e i falò” e “Il mestiere di vivere”. Oltre ai suoi romanzi, Pavese ha scritto una serie di poesie che hanno caratterizzato il suo genere letterario. La scrittura di Pavese risulta essere unica e originale, per la caratteristica di continuare a scavare nell’animo umano. Pavese è stato infatti un attento osservatore della realtà popolare e contadina, ma rivolto anche alla letteratura europea. Il modo di scrivere di Pavese era dovuto principalmente all sua personalità. A suo dire, nella sua vita, si è sempre sentito estraneo al mondo e agli altri uomini, quasi altrove.

Cesare Pavese photo credits wikipedia

Il suo male di vivere risulta evidente nel suo stesso diario intitolato “Mestiere di vivere”, scritto dal 1935 fino al giorno della sua morte. In esso sono contenute le celebri parole finali del diario: «Più il dolore è determinato e preciso, più l’istinto della vita si dibatte, e cade l’idea del suicidio. Sembrava facile, a pensarci. Eppure donnette l’hanno fatto. Ci vuole umiltà, non orgoglio. Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più». Da queste si evidenzia il suo profondo malessere per la vita e la sua intenzione di suicidarsi.
Il malessere interiore di Cesare Pavese è stato in gran parte dovuto al suo esilio in Brancaleone dal 4 agosto 1935 al 15 marzo 1936. Il suo esilio forzato è stato causato dall’accusa nei suoi confronti di essere un sovversivo da parte del regime fascista. Tanti altri intellettuali del suo tempo hanno subito lo stesso trattamento. Innanzitutto i fascisti hanno incarcerato Pavese a Torino e poi al Regina Coeli di Roma. Infine l’hanno condannato definitivamente al confino in Calabria. All’epoca Brancaleone era infatti considerato un centro sperduto con pochi abitanti. La sua stanza di allora era un posto semplice e misero con un letto, una scrivania, una lampada e un lavabo. Pavese è riuscito a superare questo periodo scrivendo molto, in particolare il suo diario, iniziato nel 1935 e terminato solamente nel 1950
Il profondo malessere e lo scavo interiore del poeta l’hanno condotto a riproporre una serie di temi ricorrenti nelle sue opere. Tra questi la sua infanzia nelle Langhe e il mondo contadino in cui ha vissuto gran parte della sua esistenza. Pavese era poi ossessionato dalla natura e dai suoi ritmi inesorabili che vanno dalla nascita alla morte, oltre alle forze misteriose e irrazionali che dominano il mondo.

Inoltre era attento alla minaccia della falsità del mondo e all’imposizione di maschere nella quotidianità. Nel 1936 Cesare Pavese pubblica la sua prima opera intitolata “Lavorare stanca”. Si tratta in particolare di una serie di poesie scritte tra il 1931 e il 1936. Ma il grande successo per Pavese arriva con i suoi romanzi negli anni ‘40. Ha scritto “Il carcere” nel 1938-1949 durante il confino in Calabria e pubblicato solo nel 1949. In questo romanzo Pavese indaga il contrasto tra la solitudine del prigioniero è un mondo estraneo e indecifrabile.
Nel 1941 Pavese si approccia invece ad una narrativa più realista come “Paesi tuoi” nel 1941 e nel 1948 “La casa di collina”. Nel 1949 il poeta pubblica “Il diavolo sulle colline”, che narra il vagabondaggio tra ragazzi torinesi tra la città e le colline. Infine nel 1950 ha scritto “La luna e i falò”, dove torna il tema della guerra partigiana.
Questa è stata la sua ultima opera. Il 27 agosto 1950 Cesare Pavese è stato trovato morto per effetto di una dose eccessiva di sonnifero.

Sonia Faseli

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