Attualmente terzo in Italia nella classifica Netflix, il pubblico in quarantena continua a guardare Il Buco.

Il Buco, l’animo umano in condizioni estreme

Nei giorni in cui siamo reclusi nelle nostre case, in quarantena, nel bel mezzo di una pandemia, il pubblico fidelizzato di Netflix decide di guardare Il Buco.

Diretto da Galder Gaztelu-Urrutia, un regista esordiente, racconta la storia di un uomo che si è volutamente rinchiuso in una prigione/istituto.

Questa struttura si sviluppa solo in altezza, un piano/livello sopra l’altro, tutti collegati da una tromba d’aria che va dalla cima al fondo.

Nella primissima scena siamo in quella che potrebbe essere la cucina del miglior ristorante in cui tutto deve essere perfetto.

Ogni giorno devono imbandire una piattaforma, con i migliori piatti, piattaforma che, una volta al giorno, viene calata fino all’ultimo livello.

Tutti i prigionieri hanno qualche minuto per mangiare e poi la piattaforma passa al livello successivo. Ci sarebbe da mangiare per tutti, se il cibo venisse razionato in modo equo.

Il Buco, su Netflix. Photo: Web
Il Buco, su Netflix. Photo: Web

Il protagonista Goreng (interpretato da Iván Massagué), si è volontariamente fatto rinchiudere in questa sottospecie di prigione per sei mesi.

Ha deciso di smettere di fumare e ha potuto portare con sé soltanto un oggetto, un libro: Don Chisciotte.

Si risveglia nel livello 47, il suo compagno di stanza gli spiega che è un buon livello. 

Qual è il problema? Goreng non passerà i sei mesi nello stesso livello ma verrà spostato.

Questo vuol dire che un mese sarà al livello 47 e il mese dopo al livello 151.

In ogni caso, sin dal primo giorno cercherà di comunicare con chi vive nella piattaforma sopra o sotto di lui per convincerli a razionare il cibo, ma è un po’ come lottare contro i mulini a vento (paragone facile).

Goreng, protagonista de Il Buco. Photo: Web
Goreng, protagonista de Il Buco. Photo: Web

Per quanto il cibo sulla piattaforma possa bastare a tutti, chi stanzia ai primi livelli si ingozza, chi sta nel mezzo sopravvive e chi sta sotto …

Decide di suicidarsi o lotta tra la vita e la morte. Il proprio compagno di piattaforma diventa un nemico/probabile pasto. 

Arrivato tra i piani alti, il protagonista cerca di dare inizio a una sorta di “solidarietà spontanea”.

Goreng convincerà il suo compagno di piattaforma a salire sulla piattaforma, spingere i compagni delle piattaforme inferiori a razionare il cibo per nutrire tutti i reclusi.

Galder Gaztelu-Urrutia decide di mostrarci tutto, la spontaneità del protagonista che diventa rabbia, disperazione.

Un film splatter, unito al lato sadico dell’essere umano spinto alla sopravvivenza.

La perversione e la crudeltà che l’essere umano tira fuori, travolto dalla fame.

Il regista non ci nasconde nulla, mostra le scene più crudeli. Un film molto furbo, dagli infiniti spunti di riflessione, soprattutto sociologica. 

Il fatto che il pubblico in quarantena decida di guardare proprio Il Buco è un altro di questi spunti di riflessione, considerato l’arrivo di Disney+.

Come dimostra la nostra situazione, al diffondersi della pandemia tendiamo a incolpare i piani alti per la nostra miseria: sono loro che mi costringono a farlo.

Perciò non stento a credere che questo sia il film che ci spinge alla riflessione mentre siamo in coda all’Esselunga. 

È un film che porta a una permanente sensazione di nausea, nel suo essere ben realizzata, sincero e diretto, ti fa dire “che schifo!”.

Una situazione surreale che, in questo periodo non può fare altro che portarci a pensare che potrebbe diventare realtà da un momento all’altro.

Rientra tra le tante cose che la quarantena ci porta a fare o pensare: c’è chi impara a impastare la pizza e chi intavola pensieri su futuri dispotici e apocalittici.

Consigliato a reclusi dallo stomaco duro, da consumare preferibilmente lontano dai pasti. 

E sì, forse sarebbe stato meglio guardare un cartone Disney.

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