La spaccatura si è consumata nella giornata di martedì 26 novembre, quando in Commissione Bilancio al Senato si è votato l’emendamento al decreto fiscale presentato dalla Lega che proponeva la conferma della riduzione del Canone Rai da 90 a 70 euro anche per il 2025. L’emendamento sul taglio del canone Rai è stato bocciato con 12 contrari e 10 a favore, con Forza Italia che ha votato contro insieme all’opposizione. “Il Governo è fortemente impegnato nel sostegno a famiglie e imprese, operando sempre in un quadro di credibilità e serietà.
La spaccatura sul Canone Rai, pericoloso per la tenuta della maggioranza, avrebbe invece scatenato la furia di Meloni contro gli alleati.
In un retroscena del Corriere della Sera la premier viene descritta come “inc****** nera” dai suoi, perché mai finora la maggioranza era arrivata così vicina alla crisi.
Meloni avrebbe avuto colloqui separati con Antonio Tajani e Matteo Salvini, a cui attribuisce in parti uguali la responsabilità di tutto.
L’inciampo della maggioranza sul tema del taglio del canone Rai non giova a nessuno”, fanno sapere fonti di palazzo Chigi. “Sono schermaglie. Non ci vedo niente di particolarmente serio….“, ha detto poi la premier Meloni rispondendo ai cronisti
“Noi non abbiamo votato un emendamento che prevedeva il taglio del canone Rai di 20 euro perché lo consideravamo sbagliato e non utile ad abbassare la pressione fiscale. Bisogna trovare 430 milioni dal bilancio per finanziare la Rai. Con quei soldi invece si possono tagliare veramente le tasse”, ha detto il vicepremier Antonio Tajani parlando con i giornalisti. “Non c’è nessun inciampo” all’interno del governo, siamo sempre stati coerenti con quello che abbiamo detto”, ha aggiunto Tajani.
“Cosa è successo? Nulla, nulla. Più che altro è dibattito giornalistico. Noi ministri ci occupiamo di temi molto concreti”, ha affermato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, al convegno ‘Energia e Europa’, commentando la spaccatura della maggioranza sull’emendamento del suo partito per il taglio del canone Rai. “Non c’è nessun problema in maggioranza – ha aggiunto Salvini – sono stati 25 mesi produttivi e abbiamo davanti altri tre anni altrettanto produttivi”.
“Emendamento della Lega bocciato per i voti di Forza Italia, che ha votato contro come le opposizioni – ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein -. La maggioranza è in frantumi e le divisioni sono evidenti. Sono allo sbando, troppo impegnati a litigare tra loro, a competere anziché governare il Paese. E intanto non si occupano della salute e dei salari, dei problemi concreti degli italiani”.
“Stiamo lavorando per abbassare le tasse, il canone Rai è una di queste, ma non è la nostra attività centrale – aveva detto il ministro dei Trasporti e leader della Lega, Matteo Salvini, parlando a Rtl 102.5 -. Abbassare il costo del canone è da sempre un obiettivo non della Lega ma del centrodestra. Forza Italia non lo vuole? Mi dispiace per gli italiani. Ma se sarà così, lavoreremo su altri fronti”. Con FI “non c’è nessuno scontro”, ha aggiunto, commentando i titoli dei giornali. “Se uno vive di Corriere e Repubblica, vive in una dimensione parallela”.
“Divisi in Europa, sulla politica estera e oggi anche in Parlamento, con la maggioranza che non ha i numeri in Commissione e va sotto – così su X il leader del M5s, Giuseppe Conte -: l’unità professata da Meloni è un altro film di fantascienza girato a Chigi. La premier chiarisca se esiste ancora la maggioranza. I cittadini non hanno tempo da perdere: mentre loro litigano c’è un Paese che soffre in attesa di un provvedimento contro il carovita, di una visita in ospedale, di un treno che non passa”.
Come si è arrivati alla spaccatura sul Canone Rai
Ma come si è arrivati a questo punto? I motivi sono diversi ma i principali sono essenzialmente due. Il primo riguarda i rapporti interni alla maggioranza e il “peso” di Lega e Forza Italia nella compagine di governo.
Il conflitto più o meno aperto tra i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani va avanti da mesi, entrambi rivendicano il ruolo di secondo partito nella coalizione.
Come mostrano i sondaggi e le ultime elezioni regionali, la Lega è da tempo in calo di consensi, mentre cresce il partito fondato da Silvio Berlusconi. Tajani si sarebbe quindi sentito legittimato a rivendicare una maggiore attenzione per le istanze del suo partito, e forse anche un mini rimpasto di governo.
Il secondo motivo riguarda i rapporti tra Giorgia Meloni e la famiglia Berlusconi, proprietaria di Mediaset. Alla riduzione del Canone Rai è infatti legata una proposta di legge per alzare i limiti degli introiti pubblicitari previsti per la tv pubblica.
Per compensare i soldi mancanti, la Rai verrebbe autorizzata a vendere maggiori spazi pubblicitari. Questo ovviamente andrebbe a danneggiare il principale concorrente della tv di Stato, ovvero Mediaset.





