Il Cosplay viola il copyright? Che succede in Giappone?

Quella del cosplayer è una categoria ormai più che sdoganata, entrata prepotentemente nel mainstream grazie anche al successo, negli ultimi decenni, delle fiere del fumetto, le quali danno sempre più visibilità alla cultura del Cosplay. Difatti, camminando per le strade di Tokyo, New York e ormai anche in molte città europee, anche in giornate non “di fiera”, è sempre più una consuetudine imbattersi in personaggi di anime, manga, cinecomics e film in generale “in carne e ossa”, i quali spesso non si limitano esclusivamente a camminare ma improvvisano vere e proprie scene tratte dal contesto di provenienza. 

Questa in fondo è l’anima del Cosplay, no? Immedesimarsi sia figurativamente che teatralmente nel personaggio interpretato, non a caso la parola viene dalla fusione dei termini inglesi “costume” e “play”, caratteristiche del fenomeno egualmente considerate dai facenti parte della subcultura.

Esempio di Cosplay - Photo Credits: Pexels.com

Cosplay e professionismo

Soprattutto negli ultimi anni in molti hanno trasformato questa attività, che già agli esordi si è subito imposta come qualcosa di più di un semplice hobby, in una vera e propria professione e qualcuno ha iniziato anche a guadagnarci qualcosina che non fosse solo visibilità. Ovviamente i social hanno permesso una notevolissima spinta e attratto sempre più sponsor, nonché possibili “clienti” desiderosi di farsi realizzare i propri cosplay dagli artigiani ritenuti migliori (che molto spesso sono anche i cosplayer veri e propri). 

Il caso

Si sa, dove gira denaro girano problemi. Finché è poco ci si sta zitti, ma quando le cifre iniziano a salire c’è sempre qualcuno che ci polemizza sopra. Il pretesto “della settimana” riguarda la possibile violazione del copyright, essendo il “business” fondato sull’utilizzo di creazioni artistiche altrui, come appunto personaggi dei fumetti o dei film.

La questione è stata fortemente sollevata, per ora, solamente in Giappone e alcune istituzioni hanno sollecitato un intervento da parte del governoil quale ha dichiarato che al momento le leggi sono ancor troppo sfumate per prendere un decisa posizione, sottolineando, tuttavia, la necessità di una legislazione chiara al riguardo, essendo ormai il Cosplay un fenomeno non trascurabile da un punto di vista numerico. 

I cosplayer “senza scopo di lucro” al momento possono ritenersi al sicuro, ma sono previste norme per chi ci si guadagna da vivere. Una primissima proposta suggerisce la creazione di un database a cui i cosplayer possano accedere per ottenere i permessi necessari dai diretti interessati (editori, autori, produzioni, ecc.). 

In realtà, nel 2012 si era dibattuto su una questione simile: il Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria giapponese si fece infatti promotore del Cool Japan Strategy, un progetto finalizzato a migliorare il comparto vendite delle industrie creative giapponesi, incaricato di redigere una regolamentazione che fino all’avvio del progetto ancora mancava. Ovviamente anche i cosplayer erano stati tirati in ballo, non a caso l’ambasciatrice del progetto era ed è Enako, considerata una delle maggiori cosplayer giapponesi e tutt’ora una voce importante all’interno del team incaricato di trovare un accomodamento tra le parti.

Esempio di Cosplay - Photo Credits: Pexels.com

Cosplay: un fenomeno complesso

La questione è di per sé spinosa e complessa, perché complesso è il mondo del cosplay in sé stesso, contraddistinto ormai da numerose sottocategorie, come ad esempio la cosiddetta “corrente” degli “original”, la quale, in teoria, potrebbe sottrarsi dalla tassazione aggiuntiva. 

Ciò da una parte rischierebbe di allontanare la declinazione “più tradizionale” del cosplay sempre di più dal professionismo, relegandolo di nuovo a mero hobby, nonostante, ovviamente, resti comunque una scelta dignitosissima, il “semplice” divertimento non può essere una scelta criticabile, ma tuttavia è lecito che i professionisti scelgano vie sempre più convenienti, come accade in tutti i mestieri. Proprio per questo, dall’altra parte, una simile direzione forse potrebbe, volendoci vedere un possibile lato positivo, insignire di una definitiva autorevolezza i cosplayer professionisti, equiparandoli ancora di più al concetto di lavoratore in tutto e per tutto, allontanando il Cosplay da quella troppo scomoda e indigesta semplificazione di “carnevalata”.

Bettati Dario

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