In Sudan, la coalizione guidata dalle Rapid Support Forces (RSF) ha annunciato la formazione di un governo alternativo, volto a contrapporsi a quello ufficiale, che inevitabilmente porterà a ulteriori tensioni e divisioni nel Paese. La coalizione sostiene di voler creare un «Sudan democratico, laico e decentralizzato».
Il politico sudanese Mohammed Hassan Osman al-Ta’ishi ricoprirà la carica di primo ministro. La coalizione ha dichiarato: «In occasione di questo traguardo storico, il consiglio direttivo porge i suoi saluti e le sue congratulazioni al popolo sudanese che ha sopportato per decenni le fiamme di guerre devastanti. Rinnova inoltre l’impegno del TASIS a costruire una patria inclusiva e un nuovo Sudan laico, democratico, decentralizzato e volontariamente unificato, fondato sui principi di libertà, giustizia e uguaglianza».
Sudan, la guerra infinita tra governo e RSF
Fino al 2019, a governare il Sudan era stato il dittatore Omar al-Bashir, sostituito poi da un Consiglio nazionale, del quale facevano parte i generali Abdel Fattah al-Burhan e Mohamed Hamdan Dagalo. Nel 2021, i due militari programmarono un colpo di Stato per rovesciare il l’esecutivo ma, appena due anni dopo,nel 2023, vennero meno all’accordo per la condivisione del potere, dando vita a nuove scissioni interne.
Sin dall’aprile del 2023, le RSF proseguono una violenta guerra civile contro l’esercito regolare e, lo scorso marzo, hanno perso il controllo della capitale Khartum. La lotta tra le due forze contrapposte ha già provocato decine di migliaia di morti e milioni di sfollati, come stimato dalle Nazioni Unite, causando una grande crisi umanitaria.
Federica Checchia





