Cinema

“Il mostro”, Roberto Benigni diavolo come Chaplin stasera in tv

“Il movente è sempre lo stesso: il sesso. È assetato di sesso, per lui tutto fa brodo, dalle quindicenni alle sessantenni, suore, donne di strada, casalinghe, pensionate, laureate, disoccupate. Quando il raptus erotico si impossessa di lui niente lo frena. Egli è sicuramente un tipo comune, dietro a quella maschera di banalità c’è un violentatore, c’è un uomo ingordo di sesso, là dietro quella maschera di uomo perbene, c’è un mostro”. Sembrerebbe il terrificante cartello aperto dalla scritta ‘Wanted’. Tutti lo guardano sbigottiti: l’innocuo e gentile Loris scambiato per un maniaco. “Il mostro“, stasera in tv: il condominio alla periferia di Roma avvolto in una danza degli spettri. Tutti ne parlano, bisbigliano il fattaccio tra la solitudine e l’anonimato di caseggiati deserti.

“Niente tregua per Loris, lei lo deve incalzare 24 ore al giorno. Ogni gesto, ogni sguardo, ogni movimento del suo corpo, ogni suono, ogni sospiro devono torturarlo e scatenare in lui un sabba di demoni erotici. Adesso venga come il fiore per l’ape vogliosa, il pistillo si offre ma poi si sottrae e non concede il suo miele. È una guerra a rubrica, un duello lascivo, giorno e notte, notte e giorno. Un bombardamento osceno!” Il Professor criminologo Paride Taccone (Michel Blanc), prepara un’avvenente poliziotta Jessica Rossetti (Nicoletta Braschi), ingaggiata per smascherarlo. Scoprirà che la sua “mostruosità” è nel non essere omologato al presente, in sintonia con ‘l’andatura’ degli altri. Lui che, si allontana verso il sole al tramondo, con il passo buffo di una ranocchia.

Mostro di bellezza

In quel 22 ottobre 1994 nelle sale italiane, vincendo anche l’ultima ritrosia, si affacciarono per guardare “Il mostro”, il film scritto e diretto da Roberto Benigni, stasera la tv, in collaborazione con Vincenzo Cerami. La pellicola incassò oltre 35 miliardi di lire (circa 18 milioni di euro), risultando campione d’incassi assoluto nella stagione, davanti al colosso disney “Il re leone“, e al film premio Oscar “Forrest Gump“. “Ma che pensi Loris, sei li che sbavi. La donna se ne accorge, non gli piace. Dignità Loris, un po’ di dignità. Tu non ci pensare, pensa alla cosa più lontana, pensa, come le barzellette ecco, pensa alle tasse ecco, lei ti fa vedere il culo e tu pensa che devi pagare le tasse. Alle tasse, all’economia, al dollaro, il marco. Faccio per dire… pensa all’inflazione”. La scena in cui Roberto Benigni prova con movimenti convulsi a trovare una sigaretta caduta nei pantaloni, è ispirata ad una pellicola storia del cinema “Il grande dittatore” di Chaplin, che si spogliava freneticamente alla ricerca di una bomba finita nella manica.

Un piccolo diavolo Benigni, una marionetta con i fili manovrati da chissà quale divinità. Una giacchetta troppo larga o troppo stretta, e la solita inafferrabile fantasia, espressa nel suo fantomatico eguale ‘mostro’, che dovrà vedersela con un amministratore petulante, un criminologo convinto e una poliziotta che farà di tutto per provocarlo sessualmente, senza riuscirci. Benigni riuscirà a superare il record ottenuto da Johnny Stecchino, lo sventurato sosia di un mafioso, rifacendosi al maestro Fellini in “La voce della luna“, con quelle sfumature leggere e poetiche da cogliere.

Il mostro, l’apparenza brutta bestia

Omino mansueto o squilibrato maniaco da evitare accuratamente? Loris (Benigni), il re degli equivoci, doppio senso e candore. Rasenta la volgarità senza sfiorarla minimamente, anche quando un gioco d‘ombre lo farà apparire con un membro smisurato. L’unica arma sfoderata è la simpatia. Per trattenersi e distrarsi, difronte la Braschi, nuda o seminuda, che continua a mettersi nelle pose più provocanti, si perderà in una sorta di analisi da telegiornale sulla situazione economica in Borsa, dissertando tra sè sul valore dei titoli. “A me che mi preoccupa?… Il tetto dell’inflazione… no? Ecco… sì! Perchè se diminuisce di mezzo punto il costo del lavoro il franco svizzero a quel punto svaluta la lira e allora è un casino per tutti eh?”  Benigni vincerà il globo d’oro come miglior attore protagonista.

Girato tra la periferia romana, come il copione richiedeva, e nei quartiere Ardeatino e quello dei Colli Aniene: la serata dedicata al giardinaggio, dove Loris lavorava, e che ha scatenato l’equivoco del mostro, è nel piazzale interno il centro commerciale di Cinecittà due. Mentre, la porta dove Jessica entra per seguire Loris nel retro-magazzino, si trova all’interno del centro commerciale La Romanina sempre a Roma. La colonna sonora favoleggiante, è di Evan Lurie, che ha saputo creare dei pezzi di atmosfera, anch’essa felliniana. Senza scordare la faccenda che resta seria, “L’assassino viveva con un nano chiuso nell’armadio, lo torturava!”.

Federica De Candia. Seguici sempre su MMI e Metropolitan Cinema!

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