Sport

Il personal trainer non è solo per pochi


È una figura professionale recente e ha avuto la sua grande diffusione da quindici anni ad oggi in Italia. Nei paesi come gli Stati Uniti invece dove è praticamente nata se ne parla da decenni. Il personal trainer è presente ormai in ogni città e lavora in palestra, ma non solo.

Ci siamo confrontati con Daniele Anelli, personal trainer di Milano chiedendo qual è la sua opinione su questo lavoro e su come evolverà in futuro.
Il servizio di personal training è rivolto a persone che hanno a cuore la loro forma fisica e vogliono principalmente:

-dimagrire e tenersi in forma in un mondo sempre più veloce e a rischio di sedentarietà

-migliorare la loro postura e prendersi cura delle proprie articolazioni, soprattutto la schiena che con i suoi problemi tiene in scacco almeno il 30% della popolazione

contrastare l’obesità che avanza ormai a passi da gigante nelle società più ricche

-vivere la terza età con energia grazie a una vitalità che fa davvero la differenza

-prepararsi per uno sport specifico che si affianca al fitness, come ad esempio il tennis, lo sci, il golf o il calcio

-passare qualche ora della settimana in leggerezza rilassando la mente e il corpo in spazi diversi da casa propria, come lo studio di personal trainer o il parco

Il coronavirus, presente ormai da anni, ci ha mostrato l’importanza di stare in forma sia per combattere l’inattività da smart working sia per superare la noia che l’abitudine ha generato in molti nostri comportamenti.

L’attività fisica pertanto, insieme alla cucina ai fornelli e all’utilizzo praticamente obbligatorio dei mezzi tecnologici, si è rivelata una pratica diffusa in gran parte delle persone dato il particolare momento.

Spesso il movimento fisico è stato fatto sulla base di precedenti esperienze, magari in palestra, altre volte i canali video su internet hanno ispirato. In altri casi c’è stato l’intervento di personal trainer e istruttori che hanno portato tanti a fare ginnastica adattandosi alle condizioni di spazio e tempo.

Una semplice passeggiata, magari con mascherina, una corsa al parco o un corso di fitness davanti al monitor hanno aiutato le persone a trascorrere le ore in modo più piacevole e costruttivo. Tutto questo ci ha mostrato quello che per alcuni potrebbe apparire ovvio: il bisogno di tenersi in movimento è alla base della vita dell’essere umano.

È proprio questa necessità che può spingere praticamente chiunque a cercare un professionista per iniziare o proseguire con un percorso pensato sulla base delle proprie caratteristiche fisiche e desideri.

Qui spesso nasce il pregiudizio che acquistare un servizio di personal training sia prerogativa solo di chi ha grande disponibilità economica e magari sia anche un V.i.p. Nulla di più distante dalla realtà.

Esistono infatti vari approcci all’allenatore personale e questo va a beneficio di chiunque.

Facendo una semplificazione, è possibile infatti allenarsi con questo professionista:

-una volta alla settimana e poi fare almeno un altro allenamento da soli. Questa decisione è presa da chi ha già una certa competenza e vuole comunque mantenere un rapporto continuativo con il personal trainer

-due volte a settimana o più. È la scelta di chi vuole essere seguito il più possibile. Ha bisogno di tutta l’attenzione e richiede una supervisione continua all’esercizio fisico. Ovviamente questo è l’investimento economico più elevato che spesso caratterizza i più anziani oppure i più motivati a raggiungere l’obiettivo

-una volta al mese. Questo approccio dà la possibilità di controllare l’esecuzione e aggiornare la programmazione per continuare a progredire. È richiesta una certa abilità del cliente che sia frutto di esperienza precedente nell’attività fisica

A questi approcci, possibili in palestra, al parco o nel proprio domicilio, poi si aggiungono altre variazioni, ma quella probabilmente più importante diffusasi recentemente è quella che si può avere collegandosi online con il personal trainer.

Strumenti come Skype o Zoom hanno già da tempo reso possibile fare attività fisica a distanza con il grande merito di ridurre i costi delle singole lezioni. Il tutto ha facilitato molte più persone nel decidere di assumere un personal trainer.

Fatta questa lunga ma doverosa premessa per contrastare l’idea che personal trainer equivalga a spesa folle, è utile chiedersi anche in cosa consista nella pratica un allenamento.

Tutto nasce dalla valutazione del cliente, dalle sue attitudini e potenzialità e dagli obiettivi che la persona vuole raggiungere.

Vuole perdere quei kg in eccesso che gli impediscono di salire le scale senza fiatone e magari migliorare i parametri della salute? Vuole migliorare l’equilibrio perché anziano e a rischio cadute? Cerca di contrastare i dolori di schiena che la sedentarietà genera?

Ognuno di questi esempi offre l’opportunità di pensare allenamenti che coinvolgano l’apparato cardio-respiratorio con l’attività aerobica, che rinforzino i muscoli con pesi o elastici, che migliorino la stabilità e l’elasticità corporea.

Stiamo parlando di trascorrere un’ora del proprio tempo facendo movimenti con una progressione che non affatichi troppo e che favoriscano un miglioramento continuo, perché il senso di benessere aumenti coinvolgendo umore e fisico.

Sarà poi il personal trainer a scegliere quale tipo di approccio utilizzare con nomi che spesso possono spaventare i meno esperti (ad esempio functional training o ginnastica propriocettiva), ma che non sono altro che tecniche di allenamento che hanno sempre l’obiettivo del miglioramento della salute dei clienti che a lui si avvicineranno.

E per il costo? Si tratta di cambiare prospettiva e cominciare a considerarlo non come una spesa qualunque, ma come un investimento su se stessi per stare in forma nel futuro, rimanere performanti e favorire la vitalità che è alla base di qualunque cosa cerchiamo di raggiungere nella nostra giornata.

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Alessia Spensierato

Alessia Spensierato, Editore (Owner & Founder) della testata giornalistica di Metropolitan Magazine. La scrittura è la sua più grande passione, ha scritto il suo primo libro"Il silenzio in un caffè" pubblicato nel 2013 tra i top ten e-book dei più venduti nello stesso anno. Nel 2014 si cimenta nella scrittura del suo secondo "One Way", ex speaker radiofonica. Il mondo del Web l'ha sempre affascinata e oggi ha cercato di unire le sue più grandi passioni creando Metropolitan Magazine. Metropolitan Magazine oggi è una testata nota sia a Roma che in Italia. Non utilizza nessun aggettivo per definirsi, per lei esistono solo parole "nuove" che nessuno sa. "Il mondo è di chi lo disegna ogni giorno in modo diverso, a volte anche senza matite."
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