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Maggio 10, 2021, lunedì

Il Quarto Vuoto: quando il teatro è magia

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Lo scorso fine settimana al Teatro Hamlet è successo qualcosa di speciale, la poesia travestita da teatro ha raccontato la condizione umana  coinvolgendo emotivamente il pubblico in un meraviglioso rito pagano.

Il pubblico ad uscita sala era visivamente scosso e toccato, c’era chi piangeva, chi si abbracciava e chi cercava di riordinare i pensieri metabolizzando ciò che aveva appena visto. Il Quarto Vuoto non è stato il normale spettacolo teatrale che siamo soliti vedere, è stato un viaggio dell’anima difficile da descrivere, sicuramente una cosa che va vissuta.

Dopo il suo viaggio nel deserto l’autrice e regista Gina Merulla ha partorito questo gioiello che è appunto un viaggio all’interno del secondo deserto di sabbia più esteso al mondo, il Rubʿ al-Khālī, soprannominato “Il Quarto Vuoto”. La scena è vuota eppure gli occhi e il cuore si riempono subito, musiche ricercate e dal fascino esotico trascinano la mente verso un’altra dimensione anche grazie alla profonda voce narrante di Andrea Lavagnino. A calcare un palcoscenico così particolare, quattro performer d’eccezione (Mamadou Dioume, Sabrina Biagioli, Massimo Secondi e Fabrizio Facchini) che impeccabilmente riescono nell’ardua e camaleontica impresa di essere credibili vestendo i panni di qualsiasi cosa, personaggio ed emozione.

Mamadou Dioume, attore e collaboratore di Peter Brook, è il capo sciamano di questo rito, con un singolo sguardo è capace di raccontarti un universo intero, non recita, vive la scena padroneggiandola e in lui si scorge oltre una grande professionalità, un’immensa umanità. Tutto il gruppo eccelle nell’uso del corpo, l’intero spettacolo è una grandissima e faticosa coreografia fatta di molteplici quadri che i performer eseguono tecnicamente in maniera impeccabile ed emotivamente con intenso trasporto e generosità nei confronti del pubblico, tanto da catapultare sul palco chi li guarda.

La regia è rigorosa: ogni movimento, ogni luce è al posto giusto con la durata giusta, riuscendo a far tremare il cuore di chi guarda e a renderlo partecipe di ciò che accade in scena. Un grande lavoro che difficilmente si ha la fortuna di trovare su un palcoscenico. Il Quarto Vuoto è ciò che il Teatro dovrebbe sempre prefiggersi di fare: un rito collettivo che unisce, perchè per quanto ci si possa sentire smarriti (nel deserto come in una città), è l’incontro con l’altro a salvarci.

Di Francesco Castagna

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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