Esteri

Il rapper Toomaj Salehi rischia la pena di morte in Iran

Toomaj era stato arrestato a fine ottobre ed il rapper ora rischia la morte per aver sostenuto le proteste che stanno scuotendo l’ Iran dalla morte di Mahsa Amini

Moltissimi sono stati gli arresti in Iran per il sostegno o la partecipazione alle proteste anti-governo che sono emerse in seguito alla morte di Mahsa Amini. Al grido di “donna, vita , libertà” c’è una nazione in subbuglio.

Tra gli iraniani che protestano contro il regime c’è anche il rapper Toomaj Salehi. Purtroppo però ha subito un arresto e rischia la pena di morte. Tutto ciò solo per aver manifestato, con la sua arte, l’espressione del suo dissenso.

La vicenda di Toomaj Salehi e perchè rischia la pena di morte in Iran

Il fermo, avvenuto lo scorso ottobre, è stato giustificato in modo confuso e poco credibile. Le autorità hanno espresso ragioni che esulano dalle manifestazioni per Mahsa Amini, giovane che la polizia ha ucciso e che era in custodia per abbigliamento improprio.

Sono state formalizzate le motivazioni dell’arresto e le accuse nei confronti del rapper. L’Iran non si è mai fatto vanto di essere un paese democratico: cosa che non è, certo, ma che non finge nemmeno di essere. Il regime agisce sotto gli occhi di tutti, impunito, senza paura minima di qualsiasi conseguenza. La libertà di espressione non è semplicemente a rischio in quel territorio: è chiaramente sotto attacco. Le accuse contro Toomaj Salehi, nell’assurdità con cui sono state esposte, ci fanno capire il grado di pericolosità del governo del Paese.

L’Iran, il regime e il reato di “corruzione sulla terra”

Le accuse nei suoi confronti riguardano la «corruzione sulla Terra», ovvero la violazione delle leggi della Sharia. Questo reato in Iran è punito con la pena di morte. Lo ha comunicato il capo del dipartimento di giustizia dello Stato di Isfahan, Jafari. Il rapper si troverebbe nei guai, spiega, per una serie di ragioni che in italia sarebbero considerate assurde. Parliamo di:

  • «cooperazione con Stati ostili contro la Repubblica islamica»
  • «propaganda contro il sistema»
  • «formazione di gruppi illegali per minare la sicurezza»
  • «diffusione di menzogne per minare l’opinione pubblica attraverso i social network»
  • «incoraggiamento verso altre persone a mettere in atto azioni violente».

Nei suoi testi, infatti, ridicolizzava le politiche della Repubblica islamica, i suoi sostenitori all’estero e quanti, a suo giudizio, ignorano l’oppressione del popolo iraniano. Denunciava inoltre la corruzione all’interno del regime. Jafari, tuttavia, ha puntualizzato che

«non si è ancora tenuta alcuna udienza in tribunale per lui».

Jafari

Non solo il rapper Toomaj Salehi rischia la pena di morte in Iran

Lo scorso 20 novembre, la procura iraniana ha convocato vip e celebrità per un motivo agghuacciante. Erano ritenuti colpevoli di aver espresso sui loro profili social messaggi di vicinanza a tutti gli iraniani in protesta. Tra i nomi convocati quelli delle attrici Elnaz ShakerdoustMitra HajjarBaran KowsariSima Tirandaz e Hengameh Ghaziani. Ma non solo: vediamo anche i due ex parlamentari riformatori Parvaneh Salahshouri e Mahmoud Sadeghi. Infine c’è anche l’ex allenatore della squadra di calcio del Persepolis Yahya Golmohammadi.

Il rapper Toomaj Salehi rischia la pena di morte in Iran
Illustrazione del famoso vignettista politico, Gianluca Costantini, sulla vicenda Toomaj

Una nazione che non teme di mettere in pericolo i cittadini che ne criticano le azioni di governo è a tutti gli effetti una tirannia. C’è una cosa che considero la più inquietante della dittatura in Iran. Questa cosa è la sfacciataggine con cui viene esposta, senza timore o remora per le azioni che il governo attua sul suo popolo. L’Iran sta uccidendo, segregando, terrorizzando il suo popolo. Soprattutto, lo sta facendo senza nemmeno la decenza di nascondersi.

Articolo di Maria Paola Pizzonia

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Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Scienze Politiche a alla Sapienza di Roma. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Ossigeno (di Civati, Possibile), Scomodo; Redattrice di Metrò per Attualità&Politica. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente. Livello C2 di Inglese.
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