Ciò che più si può dire iconico del mondo contemporaneo è l’assetto capitalista e massificato dei brand. Tutta la realtà produttiva attuale risponde a precise logiche capitaliste che fanno del singolo prodotto solo il tassello di un mosaico più grande. Così i film distribuiti/prodotti da Netflix, così per i film esperiti in sala, ovvero dalle grandi catene cinematografiche dei multisala mondiali. Eppure non è davvero solo questa l’unica faccia della realtà. Se nel mondo dell’editoria a sopravvivere ci sono ancora molte case editrici indipendenti, specialmente in Francia e in Inghilterra, così nel mondo del cinema possiamo intravedere la resistenza silenziosa di importanti cinema indipendenti, cuore di una resistenza simbolica e figurale.
Da un’analisi americana: un felice risultato
Se prendiamo ad esempio un’analisi intelligente fatta da The Washington Post americano, la vita dei cinema indipendenti ancora brucia in alcuni angoli dell’America odierna. Questo è un dato non solo importante a livello economico e produttivo ma anche simbolico per il cinema contemporaneo. Tutto è partito dalla news che Il Coolidge Corner Theatre di Brookline, nel Massachusetts, ha annunciato il progetto di un ampliamento di 13.200 metri quadrati, che comprenderà due nuovi schermi e un centro di formazione e coinvolgimento della comunità, frutto di una campagna di raccolta fondi da 12,5 milioni di dollari.

La chiusura del Varsity Theatre e la forza di ricominciare
Il caso del cinema di Brookline è ancor più importante alla luce di quanto sarebbe accaduto tre anni fa. Una battuta d’arresto generata dalla chiusura nel 2018 del Varsity Theatre, un amato cinema con una sola sala, situato a ridosso del campus della Drake University. L’edificio era stato adibito a negozio di vendita e assistenza auto e impianto di imbottigliamento della Coca-Cola prima di essere convertito in cinema nel 1938. Il 30 dicembre 2018, dopo essere stato di proprietà e gestito dalla stessa famiglia per oltre 60 anni, avrebbe concluso la sua lunga attività con la proiezione di Nuovo Cinema Paradiso. E’ proprio da questa battuta d’arresto che si cerca di ripartire.
Il piano di Ben Godar
Ben Godar, co-fondatore e direttore della Des Moines Film, un’associazione cinematografica senza scopo di lucro, considerava il Varsity la location perfetta per il tipo di sala cinematografica che si stava rivelando sempre più popolare in tutto il paese: un cinema d’essai, indipendente, con due o tre sale, spesso senza scopo di lucro, con bar e caffetteria annessi, progettato per offrire al pubblico film indie, in lingua straniera, ma anche documentari e film da Oscar, esclusi dal circuito distributivo dei multisala. Ecco l’attività preziosa in cui si impegna un cinema indipendente: dare visibilità ai film fuori dal maxi-circuito e che meritano di arrivare ai cinefili di tutto il mondo.
Tra sogni e difficoltà
La Des Moines Film acquistò il teatro e Godar fece immediatamente richiesta di crediti d’imposta per la conservazione dei beni storici, che avrebbero coperto i 3 milioni di dollari che intendeva raccogliere per compensare l’acquisto e ristrutturare e ammodernare il teatro. Ottenuto il credito d’imposta, si preparò a lanciare un’importante campagna di raccolta fondi nel febbraio 2020.

Il primo ostacolo che riscontrarono tutti fu poi l’arrivo del Covid. Godar ha lanciato a quel punto un cinema virtuale, offrendo agli spettatori un assaggio della programmazione futura. Ha trascorso gran parte dell’anno a richiedere sovvenzioni governative e di fondazioni e a collaborare con gli architetti per il nuovo progetto. Una volta avviata la campagna di raccolta fondi all’inizio di quest’anno, i risultati sono stati incoraggianti: “Il nostro obiettivo iniziale era raccogliere 25.000 dollari nei primi cinque giorni”, ha detto, “e ne abbiamo raccolti oltre 100.000”.
Il cuore pulsante del cinema: il pubblico
“I cinema indipendenti e i cinema d’essai non sono mai stati considerati grandi fonti di guadagno rispetto ai multisala aziendali”. Scrive così il Washington Post, e non potremmo non finire su questo concetto. La storia del Varsity Theatre, oggi felicemente attivo, è solo una delle tante storie che dimostra come alcune personalità, che sposano la causa dei cinema indipendenti, siano in grado di andare controcorrente per il bene del cinema. Il pubblico, come unico obiettivo, a scapito del guadagno e delle difficoltà d’impresa.

Il sostegno cruciale delle Majors
Sebbene l’associazione di categoria degli esercenti, la National Association of Theatre Owners (NATO), sia tradizionalmente associata a grandi catene come AMC, Regal e Cinemark, l’organizzazione è rapidamente intervenuta in aiuto di piccole e medie imprese che richiedevano sovvenzioni governative come SVOG. “Il motivo è l’impatto di questi cinema”, spiega il presidente della NATO, Rolando Rodriguez, presidente e CEO di Marcus Theatres. “Come settore, non sopravviviamo solo grazie alle prime cinque o sei aziende. Sosteniamo Main Street America, e Main Street America che può trovarsi a Des Moines, Iowa, o a Billings, Montana. Tutti sono importanti per il nostro successo a lungo termine”.
Un messaggio dall’ Iowa
Quella del Des Mondes oggi è una delle più importanti comunità cinematografiche americane. Si tratta di un’operatore culturale dell’Iowa capace di organizzare grandi eventi (come la Red Carpet Affair) promuovere la cultura cinematografica indipendente e gestire lo storico teatro del Varsity Cinema, promuovendo attività (come analisi di film) proiezioni, raccolte fondi e collaborazioni, con attività costanti e documentate sui profili Facebook. Ricordiamo anche le numerose attività promosse per la manutenzione e il restauro del cinema a seguito di eventi naturali, come le furiose tempeste che hanno danneggiato negli anni le sale.
Dall’ America al futuro
Quella del Varsity Theatre è una storia di cui si parla poco in Italia, come quelle di tutti i cinema indipendenti che ogni giorno fanno i conti con incassi non soddisfacenti ma che continuano comunque a promuovere il cinema d’essai, fuori dai grandi riflettori. Un esempio positivo figlio dell’America ma anche dell’Europa (pensiamo ai numerosi cinema indie della Francia) che potrebbe influenzare in maniera maggiore l’Italia. Operazione che potrebbe cambiare per sempre il volto dell’industria cinematografica.
Doriana Gatta





