Oltre 300 civili alawiti sono rimasti uccisi, dallo scorso giovedì a oggi, sabato, in Siria dalle forze di sicurezza e dai gruppi affiliati, secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani (ONG con sede a Londra) menzionando operazioni di rastrellamento e scontri con i lealisti di Bashar al-Assad nella parte occidentale del Paese.
La ONG ha denunciato “la morte di 311 civili alawiti nella regione costiera (…) uccisi dalle forze di sicurezza e da gruppi alleati”. Con queste vittime, il numero totale dei morti negli scontri avvenuti da giovedì sale a 524, di cui 213 membri delle forze di sicurezza e di gruppi alleati, secondo la stessa fonte.
L’Osservatorio per i diritti umani in Siria, che opera da quasi 20 anni nella documentazione delle violazioni nel paese, ha finora contato da giovedì scorso l’uccisione sommaria – da parte delle forze di sicurezza del nuovo leader Jolani – casa per casa, di 745 civili alawiti, branca dello sciismo identificata da decenni col potere dell’ex regime della famiglia Assad, dissoltosi lo scorso 8 dicembre. Il bilancio è in continuo aggiornamento, mentre arrivano dalle varie località colpite i necrologi delle famiglie sterminate, assieme alle numerose foto di corpi scomposti – la cui autenticità è stata verificata incrociando diverse testimonianze sul terreno – e senza vita di uomini, donne e bambini, riversi a terra, sui divani, sui letti, con fori di arma da fuoco al capo, al ventre, al petto.
Il presidente è intervenuto ieri sera con un discorso pubblico, di fatto a sostegno delle uccisioni in corso. Jolani ha minacciato “i membri dell’ex regime” di arrendersi senza però condannare le violazioni dei miliziani fino a poche settimane ai suoi ordini. Tra questi, come dimostrano diverse testimonianze, foto e filmati, ci sono combattenti caucasici, dell’Asia Centrale e della Cina, rimasti negli ultimi tre mesi sulle montagne tra le regioni di Idlib e quella di Latakia.
Gran parte delle uccisioni sommarie avvenute nelle case, per le strade, negli oliveti e nei campi di grano della zona costiera e a ovest di Hama sono state compiute tra venerdì e sabato mattina.
Nel pomeriggio, i media governativi hanno riferito di una situazione “gradualmente sotto controllo”. Il ministero della difesa di Damasco ha diffuso un comunicato invitando “la cittadinanza a tornare alle proprie case… non c’è ragione di essere preoccupati”, ha detto un portavoce del ministero mentre altri video choc provenivano dai teatri dei massacri.





