Cinema

“Io, Daniel Blake”, la controversa vittoria a Cannes di Ken Loach

Benvenuti nell’universo cinematografico di Movie Award. Prendiamo il nostro aereo ed andiamo in Francia. Vogliamo parlarvi di un film che qualche anno fa ha vinto la Palma d’oro al festival di Cannes. Faremo un viaggio in un cinema dichiaratamene politico e sociale Abbiamo dedicato la puntata di oggi a “Io, Daniel Blake” di Ken Loach

Io, Daniel Blake, la spietata critica sociale di Ken Loach

Il cinquantanovenne Daniel Blake, dopo aver lavorato una vita come falegname, ha per la prima volta bisogno di aiuti dallo stato a causa di una malattia. È la base al centro della storia di “Io, Daniel Blake” dell’intramontabile Ken Loach. Una vicenda che il celebre regista inglese e il suo sceneggiatore di fiducia Paul Laverty hanno appreso dalla molte persone incontrate ai banchi alimentari inglesi. Anzi, spiegò a suo tempo Laverty, i personaggi principali di questo film “sono ispirati alle centinaia di uomini e donne dignitosi e i loro bambini che hanno condiviso le loro storie più intime con noi”.

Storie da cui Ken Loach mette in campo tutta la sua feroce critica ad uno stato 2.0, fatto di computer, call center e form da compilare online, crocifiggendo una società che sempre più ti toglie la tua stessa dignità. È un attacco diretto al liberismo più spietato fatto come sempre schierandosi dalla parte dei più deboli. Persone, come Daniel Blake e la donna che cercherà di aiutare, appese ad un debolissimo filo. Vivono con quel poco che basta ma se questo gli viene tolto cadono nella disperazione. Loach, in definitiva, racconta il bisogno di dignità e di solidarietà dell’uomo d’oggi con il suo stile secco, ruvido e duro evitando di cadere nei sentimentalismi.

Il trailer di Io, Daniel Blake, fonte Coming Soon

La vittoria dei passatisti

Quando la giuria, presieduta all’epoca da George Miller, assegnò la Palma d’oro a Ken Loach, non tutti accettarono il verdetto. Da un lato c’era parte della critica che trovava “Io, Daniel Blake” l’ennesimo film magistrale di Loach il cui talento non era sbiadito nonostante gli anni. Anzi il regista inglese era sceso in campo con la stessa rabbia e lotta contro il sistema liberista e capitalista visto anche nei film precedenti nonostante gli ottanta anni d’età. D’altro lato questa fu vista come la vittoria dei passatisti accusando il regista inglese di fare lo stesso film da cinquant’anni.

Veniva attaccata anche la sceneggiatura di questo lungometraggio perchè le storie dei protagonisti non si dimostrerebbero complementari come Loach voleva. Cosa che sarebbe stata sottolineata da un montaggio non proprio convincente. Per questo parte della critica avrebbe preferito la vittoria di un altro dei film in concorso come “Il cliente” di Asghar Farhadi che si aggiudicò il premio per la migliore sceneggiatura e “Mademoiselle” del talentuoso regista coreano Park Chan-wook famoso per la sua trilogia sulla vendetta.

Stefano Delle Cave

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Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.
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