Iran-Usa: le sanzioni che faranno male all’Italia

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Di Redazione Metropolitan

Due giorni fa in Iran si sono svolte delle manifestazioni in onore dell’anniversario della rivoluzione. Bandiere a stelle e strisce in fiamme, fantocci con la faccia di Trump, niente di nuovo insomma. Le relazioni tra Washington e Teheran sono tornate all’anno zero. Distrutti i progressi fatti con lo storico accordo sul nucleare del Luglio 2015. Allo scoccare della mezzanotte tra domenica e lunedi sono entrate in vigore le sanzioni volute dalla Casa Bianca. L’Italia è tra i paesi esentati, ma solo per sei mesi, dopo saremo costretti a seguire la follia di Washington.

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Dopo la prima stretta di Agosto, che prevedeva la limitazione per Teheran di acquistare dollari, le sanzioni di domenica si concentrano sul campo energetico.

“Siamo in una situazione di guerra economica. Siamo contro un nemico prepotente e dobbiamo rimanere uniti per vincere – è stata la replica del presidente iraniano Hassan Rouhani – Andiamo avanti, possiamo vendere il nostro petrolio e lo faremo”.

Il primo partner commerciale iraniano in Europa è proprio l’Italia, prima di Francia e Germania. La bilancia pende a favori delle esportazioni dall’Iran verso lo stivale. Nel 2016 la visita di Rouhani a Roma aveva portato alle aziende italiane commesse per 20 miliardi di euro. Il rapporto di amicizia che lega l’Italia all’Iran è sempre stato ostacolato sia da Londra che dagli Usa. Queste sanzioni, ancor più che quelle contro Mosca, arrecano all’economia Italiana un danno ingente. Già nel 2017, alcune aziende italiane riscontrarono delle difficoltà nell’ottenere finanziamenti. Ciò avveniva a causa della paura che le banche avevano in merito alle allora probabili sanzioni. La conseguenza è stata che alcune delle commesse sopracitate siano rimaste solo sulla carta. Ora che le sanzioni sono realtà, la Casa Bianca ha “concesso” all’Italia sei mesi di esenzione. Roma potrà continuare ad importare petrolio iraniano, forse Washington si aspetta un ringraziamento per tale magnanimità. La realtà è che con un Europa  così divisa e fragile viene in menta lo slogan di quel famoso spot di un circuito bancario. “Ti piace vincere facile”.