Economia

Irpef, la riforma avvantaggia i redditi medio-alti

Per porre un freno alla crisi finanziaria innescata dall’emergenza pandemica da Covid-19, che ha portato ad un aggravamento delle condizioni socio-economiche della maggior parte dei contribuenti, il Governo sta valutando il modo migliore di poter venire incontro agli italiani. Dalla Legge di Bilancio alle misure per contrastare i rincari, sono diversi i provvedimenti attesi nei primi mesi del 2022. Tra questi c’è anche la riforma dell’Irpef, la quale, però, sta già facendo ampiamente discutere. Stando alle stime dei consulenti, infatti, si tratterà di una mossa che arrecherà beneficio solamente alle fasce di reddito medio-alte della popolazione.

I calcoli degli esperti sulla base dei parametri della riforma Irpef

Chi si aspettava delle buone notizie in questa prima parte del nuovo anno, con ogni probabilità, resterà ampiamente deluso. In particolare, almeno per quel che riguarda i cambiamenti previsti in materia di Irpef, i calcoli degli esperti non sembrano essere promettenti, soprattutto per coloro che rientrano nelle fasce più basse. Difatti, pare che i parametri prevedano dei risparmi considerevolmente più alti specialmente per quei cittadini il cui reddito si attesta intorno ai 40mila euro. Per gli altri, invece, saranno decisamente minori e nel corso del tempo arriveranno persino a ridursi.

Sulla base delle tabelle dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, si può affermare che saranno circa 28 milioni (su un totale di quasi 43 milioni) quelli che potranno dirsi avvantaggiati dalla Riforma che interesserà i lavoratori dipendenti. Altri 14,5 milioni, invece, non riscontreranno notevoli variazioni mentre soltanto 372mila saranno penalizzati. Più nello specifico, per le fasce al di sotto di 35mila euro ci sarà un taglio corrispondente ad una tantum. Per quelle comprese tra i 28 e i 30mila euro, poi, si avranno tagli per un importo non superiore alle 7 euro al mese. E al contrario, per quelle che si aggirano intorno ai 40mila, saranno più o meno di 944 euro all’anno. Ma come se non bastasse, a partire dal 2023 si avrà un allentamento della decontribuzione e questo porterà ad una riduzione dei tagli, dalla quale saranno esclusi i redditi più consistenti.

Insomma, una notevole differenza che peserà senza ombra di dubbio sulle buste paga, in particolar modo a fronte di un costo della vita decisamente maggiorato.

Sulla questione si è espresso Rosario De Luca, Presidente della fondazione studi consulenti del lavoro, il quale ha dichiarato:

Dalle prime proiezioni effettuate scaturisce chiaramente una situazione di premialità per i redditi medio-alti. Non resta spazio per un grande ottimismo […]. Le buste paga del 2022 riserveranno diverse sorprese e, in moltissimi casi, non positive.

Scritto da Diego Lanuto.

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