Israele continua impunito nel suo piano di espansione, in barba al diritto internazionale ora bombarda lo Yemen. E noi? Noi glielo lasciamo fare.

Porti sotto attacco, droni in volo, rotte commerciali nel caos. L’esercito israeliano ha annunciato di aver colpito “infrastrutture chiave” dei ribelli huthi nello Yemen. I raid hanno centrato il porto strategico di Hodeida, Ras Issa, Salif e la centrale elettrica di Ras al Kathib. Si tratta di luoghi cruciali per la logistica degli insorti sostenuti dall’Iran.

Tel Aviv non usa giri di parole:

Quei porti servono a far arrivare armi dal regime iraniano, armi usate per colpire Israele e i suoi alleati

ha dichiarato l’esercito in una nota. Secondo la versione israeliana, tra gli obiettivi c’era anche la nave Galaxy Leader. Era stata sequestrata nel novembre 2023, diventata (dicono) una piattaforma radar galleggiante per controllare le rotte navali.

Israele bombarda lo Yemen: un fronte aperto dal Mar Rosso a Gaza

Da mesi i ribelli yemeniti non nascondono la linea: attacchi alle navi collegate a Israele nel Mar Rosso, droni e missili lanciati verso lo stato ebraico. Lo schema è chiaro. “Solidarietà con Gaza”, dichiarano da Sanaa, promettendo di non fermarsi nonostante il cessate il fuoco temporaneo siglato con gli Stati Uniti a maggio. L’ultima azione risale al 6 luglio: un mercantile colpito al largo di Hodeida, equipaggio costretto all’abbandono, rotte di nuovo in subbuglio.

Questa catena di raid e ritorsioni sta strangolando una delle arterie più cruciali del traffico marittimo mondiale: attraverso lo stretto di Bab el Mandeb transita il 12% delle merci planetarie. Molti armatori, di fronte a mine, missili e razzi, preferiscono allungare la rotta o sospendere i passaggi: un colpo secco ai costi di trasporto, e un rischio permanente di escalation.

Mare calmo? Non questo qui

L’ennesima fiammata nello Yemen ricorda al mondo che non c’è “fronte secondario” nel Medio Oriente di oggi: Gaza, Teheran, Sanaa, il Mar Rosso. Tutto è connesso, tutto può incendiarsi di nuovo. Israele colpisce per fermare i droni, gli huthi replicano in nome della Palestina. E intanto, sulla rotta tra Suez e l’Oceano Indiano, ogni nave in transito naviga tra radar, mine e proclami di guerra.

Maria Paola Pizzonia