Ieri il governo israeliano ha ordinato la chiusura di sei scuole situate a Gerusalemme Est, nelle quali studiavano oltre ottocento studenti palestinesi. Diverse squadre di agenti delle forze di sicurezza hanno fatto irruzione negli edifici durante l’orario di lezione, facendo uscire tutti e apponendo all’entrata dei cartelli che recitano: «sarà vietato gestire istituti scolastici, assumere insegnanti, personale docente o qualsiasi altro tipo di personale, nonché accogliere studenti o consentire loro l’accesso a questo istituto».
Gli istituti hanno tutti sede nella parte della città che appartiene ai territori della Palestina occupati nel 1967 da Israele. A gestirli è l’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite che offre assistenza umanitaria ai profughi palestinesi. Da tempo l’esecutivo accusa l’organizzazione di essere affiliata ad Hamas e di essere complice di atti di terrorismo; l’agenzia ha sempre negato ogni coinvolgimento con il gruppo militare estremista.
Israele contro l’UNRWA: chiuse le scuole palestinesi e cacciati i dipendenti
Nonostante non esista alcuna prova di un legame tra l’UNRWA e le milizie sunnite, un mese fa il governo di Netanyahu aveva annunciato la chiusura delle scuole entro trenta giorni, sostenendo che, all’interno degli istituti, ai bambini venissero inculcate nozioni antisemite.
Lo scorso 30 gennaio, invece, nel Paese erano entrate in vigore delle leggi che vietano all’organizzazione dell’ONU di portare avanti la sua missione umanitaria. Le nuove regole riguardano il territorio israeliano, ma hanno avuto effetti anche sulle zone occupate militarmente da Israele, come buona parte della Cisgiordania e Gerusalemme Est. Le conseguenze della decisione erano state da subito preoccupanti: l’esecutivo non aveva rinnovato il visto dei venticinque dipendenti internazionali dell’UNRWA, immediatamente costretti ad abbandonare i confini israeliani.
Federica Checchia
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