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Italia, addio Nations League ma la strada è quella giusta

Si è detto addio, con un turno di anticipo, alla possibilità di disputare le semifinali di Nations League ma l’Italia  guidata da Roberto Mancini sembra destinata ad un buon futuro e mette nel mirino la qualificazione ai prossimi Europei del 2020.

Siamo sinceri, in pochi avrebbero pensato che la sconclusionata Italia della gestione Ventura avrebbe potuto rialzarsi e dare speranza ad un intero movimento dopo neanche un anno. Quella era stata una Nazionale senza nè capo e nè coda a partire dalla progettualità e le nubi che si addensavano attorno al futuro calcistico dell’Italia sembravano più dense e scure che mai. Non c’era stata valorizzazione dei giovani nonostante qualche esordio, si era perso lo spirito battagliero e l’orgoglio per la maglia visto con Antonio Conte come CT e si era fallita miseramente una qualificazione ai Mondiali decisamente alla portata. L’ottimo cammino della Svezia, da quello spareggio in poi, non deve ingannare: gli scandinavi non potevano e non dovevano rappresentare un’ostacolo insormontabile per una Nazionale che vanta ben 4 titoli mondiali nel proprio palmares e che è patria di uno dei campionati più importanti al mondo. Nel giorno della nomina di Roberto Mancini come nuovo Commissario Tecnico i dubbi erano decisamente più numerosi delle certezze, a partire proprio dall’allenatore. Per quello che si era visto durante la sua carriera, Mancini aveva spesso avuto l’etichetta di “viziato”, capace di allenare solo campioni affermati e di pretendere sempre tanto, forse troppo, dai suoi club in chiave calciomercato. Anche da un punto di vista tattico non veniva ritenuto un CT capace di dare un’impronta di gioco ad un gruppo che avrebbe avuto per circa 4 volte in un anno visto che spesso le sue squadre erano accusate di affidarsi quasi esclusivamente alle giocate dei campioni (vedi l’Inter di Ibrahimovic ad esempio).

Jorginho è l’uomo scelto dal CT per prendere le chiavi del centrocampo azzurro

Eppure Mancini è sembrato subito sereno, fiducioso e orgoglioso per l’incarico ricevuto, Ha parlato di calcio offensivo, di giovani da lanciare e di un lavoro sicuramente duro ma che avrebbe potuto dare i frutti sperati. Le prime partite non sono state sicuramente da incorniciare ma era improponibile fare di più: dalle insignificanti amichevoli di Giugno alle due gare di esordio di Nations League, quelle che poi hanno complicato in modo inesorabile il cammino degli Azzurri nella competizione. A Ottobre la svolta: nella doppia sfida in programma contro Ucraina (amichevole) e Polonia, gli Azzurri hanno sorpreso tutti, per alcuni tratti perfino strabiliato. Un calcio così propositivo, collaborativo e appagante sotto il punto estetico non si vedeva da tempo immemore. In quella doppia uscita l’Italia aveva messo in mostra tutte le sue qualità, la tecnica eccelsa di alcuni giocatori, un ottimo possesso palla, un fraseggio frizzante e gradevole e un pressing a tratti indiavolato quando veniva persa la sfera; di contro, però, si era anche vista una scarsa propensione alla concretezza, con una quantità pazzesca di occasioni da gol fallite, specialmente nella trasferta in Polonia, poi vinta nel recupero grazie ad una zampata di Biraghi. Un mese dopo c’era la reale controprova per capire se quell’Italia vista in Ottobre era stata soltanto un’accecante casualità o se davvero si stava costruendo qualcosa di importante.

Pronto a illuminare il gioco dell’Italia con le sue giocate, Lorenzo Insigne è uno dei giocatori di maggior talento di questa squadra.

Col Portogallo è arrivato uno 0-0 che ha condannato gli Azzurri, in via definitiva, a lasciare il nuovissimo torneo organizzato dall’UEFA per ridurre al minimo storico le tanto criticate e snobbate amichevoli. Non ci sono stati drammi, non ci si è fasciata la testa perchè probabilmente la vittoria della Nations League non era nemmeno tra gli obiettivi. Ma vedendo come si trovava l’Italia un anno fa, dopo lo squallido pari interno a San Siro contro la Svezia, poteva nascere più di un dubbio circa la capacità di non retrocedere nel secondo raggruppamento, cosa peraltro accaduta a Nazionali ben più quotate della nostra come la fortissima e reclamizzata Germania o la Croazia vice campione del Mondo. Invece gli Azzurri sono riusciti a mantenere la prima lega, condannando alla retrocessione la Polonia un mese fa con il gol di Biraghi. Il pari contro il Portogallo ha confermato tutto quello che si era visto a Ottobre e questo è un nota sicuramente molto lieta. L’Italia è ripartita esattamente da dove aveva lasciato, disputando un primo tempo bellissimo, fatto di tanta qualità, di un pressing furioso e di una fase difensiva sempre attenta e ordinata. Purtroppo anche il fattore dei gol sbagliati e della scarsa concretezza sono rimasti intatti. Rispetto alle ultime due uscite mancava Federico Bernardeschi, uno sul quale il CT punta forte anche se con la Juve non trova sempre molto spazio. L’ex Viola, talento puro del nostro calcio, ha permesso a Mancini di varare un sistema tattico che non prevedeva l’utilizzo di una punta centrale con degli interessantissimi interscambi di posizione tra lui, Chiesa e Insigne. Fosse stato per Mancini, sarebbe ripartito da questo tridente senza alcun dubbio ma un infortunio ha tolto di mezzo il fantasista bianconero. Per sostituirlo, dopo lunghe riflessioni e qualche esperimento nei 4 giorni precedenti, il CT Azzurro ha optato per Ciro Immobile, centravanti della Lazio e autore di numerosi gol nelle ultime stagioni. Il calciatore napoletano, nelle intenzioni dell’allenatore, avrebbe dovuto rappresentare il riferimento avanzato del tridente, capace di finalizzare l’imponente mole di lavoro svolta dalla squadra. Le capacità di finalizzazione di Immobile sono descritte dagli importanti numeri del calciatore in serie A eppure con la maglia dell’Italia non sempre è riuscito a dimostrare il suo valore. Ancora una volta ha palesato alcuni limiti nel venire a fraseggiare con i compagni, preferendo spesso allungarsi nel tentativo di attaccare la profondità, suo pane quotidiano. Ciò nonostante, almeno nel primo tempo, Immobile ha provato comunque a sbattersi, soprattutto nel pressing. Ha avuto delle importantissime occasioni e le ha fallite, clamorosamente in almeno un paio di casi. La sua scarsa vena sotto porta è risultata decisiva ai fini del pareggio e, ad oggi, sembra evidente come la mancanza di un centravanti letale a livello internazionale sembri davvero il limite di questa Italia.

il baby Tonali direttamente dalla serie B, è pronto al suo esordio in maglia Azzurra. Sarà davvero l’erede di Pirlo?

All’orizzonte tanti giovani interessanti, alcuni dei quali il CT Mancini sta già convocando a grande sorpresa, come il bresciano Tonali per il quale si sono spesi paragoni importantissimi con Pirlo o lo juventino Kean. Di contorno anche tanti onesti gregari che vogliono ritagliarsi il proprio spazio in Nazionale come Pavoletti o Lasagna, uno che Mancini sembra apprezzare particolarmente. Ma anche Vincenzo Grifo, esterno italiano che però è cresciuto in Germania e, dopo aver fatto molto bene col Friburgo, si sta confermato con la maglia dell’Hoffenheim. Sembrano tutti in rampa di lancio per la prossima amichevole in programma domani contro gli Usa. Il CT Mancini cambierà tanto, lasciando a riposo alcuni elementi tra quelli che ormai si possono considerare delle certezze e sul quale si continuerà a puntare in futuro. In porta dovrebbe giocare Salvatore Sirigu, con Cragno che però si sta facendo spazio a suon di buone prestazioni con la maglia del Cagliari. I 4 della difesa potrebbero essere De Sciglio, Bonucci, Rugani ed Emerson Palmieri. L’infortunio di Romagnoli, per l’appunto, costringerà Bonucci ad uno sforzo extra. A centrocampo, perso Pellegrini per un piccolo acciacco, potrebbe esordire dal primo minuto Tonali, forse affiancato da Gagliardini e Barella. In attacco certi della maglia Berardi e Politano, pronti a ricomporre la coppia di esterni che ha fatto le fortune del Sassuolo di Di Francesco con Lasagna che con ogni probabilità la spunterà su Pavoletti per il ruolo di centravanti. Dall’altra parte gli Usa che curiosamente schierano due figli d’arte come Weah e Klinsmann. Sarà un’ottima occasione per valutare se Roberto Mancini può contare anche sulle seconde linee o se è già tempo di scelte più definitive.

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