Niente più ius soli in questo 2017 e probabilmente sino alla fine della legislatura. Il Senato della Repubblica non ha potuto decidere nella riunione di ieri a causa della mancanza del quorum costitutivo.

Il progetto di legge che introdurrebbe in Italia ulteriori possibilità di acquisire la cittadinanza, basate su uno ius soli attenuato e sullo ius culturae, è definitivamente naufragato. Infatti ieri, una volta riunitisi i senatori, il Presidente del Senato Pietro Grasso, prima di iniziare la discussione e su richiesta del leghista Roberto Calderoli, ha dato avvio al conteggio dei presenti per accertarsi della sussistenza del quorum costitutivo necessario per iniziare la seduta.

Il responso si è rivelato negativo. Erano presenti in aula solo 116 senatori su 319, con il risultato che mancavano 33 senatori per poter incominciare la discussione che sarebbe partita dalle pregiudiziali di costituzionalità eccepite dallo stesso Calderoli per poi passare agli emendamenti richiesti.

Preso atto di tale vincolo, Grasso non ha potuto fare altro che rinviare la seduta al 9 Gennaio 2018. Questo vuol dire che è praticamente certo che di ius soli non se ne parlerà più almeno sino alla prossima legislatura.
Infatti, è intenzione ormai assodata del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella procedere allo scioglimento del Parlamento tra il 28 e il 29 Dicembre, riconosciuti i limiti ormai evidenti che rendono difficile continuare a governare.

Senza un Parlamento legittimato dalla volontà popolare è difficile che i membri ancora in carica durante la prorogatio si prendano la responsabilità di approvare la legge sullo ius soli. Senza considerare che è comunque discusso che, pur se lo volessero fare, lo possano poi fare.

Preso atto del fallimento circa l’approvazione della legge sullo ius soli, subito i diversi esponenti politici non se la sono mandata a dire, accusandosi a vicenda e facendo rimbalzare responsabilità reciproche.

Roberto Calderoli esulta per la vittoria

Soddisfatto, primo tra tutti, è il senatore Roberto Calderoli che ha portato avanti la linea della Lega sino all’ultimo. «Sulla mia pregiudiziale di costituzionalità sullo Ius soli, e sulla mia richiesta di verifica del numero legale, nell’aula del Senato è mancato il numero legale e lo ius soli, come avevo già annunciato ieri, è definitamente naufragato – ha commentato Calderoli, vice presidente del Senato. Colpito e affondato. Morto e sepolto. Per me è una grande vittoria, perché sono stato io in questi due anni e mezzo, con le mie decine di migliaia di emendamenti, a bloccare in commissione e poi in Aula questa assurda e inutile proposta di legge che serviva solo a regalare un milione di nuovi voti al Pd».

Il Pd, promotore della legge, se la prende con la destra e il Movimento 5 Stelle

Forti sono le accuse da parte del Pd il quale aveva riposto parte della propria credibilità proprio nell’approvazione dello ius soli. «Destra e M5S oggi fanno mancare il numero legale per discutere la nuova legge per la cittadinanza. Un atteggiamento irresponsabile – ha detto il vicesegretario del Pd, Maurizio Martina – contro una legge di diritti e di doveri e una scelta di civiltà».
Non si può non notare, però, che tra i tanti assenti, molti dei quali avevano da tempo dichiarato opposizione al disegno di legge, vi sono anche 29 senatori dem (su 89 che siedono in Senato) oltre al fatto che si è preferito non mettere la fiducia per forzare l’approvazione della legge per paura delle conseguenze.

A sottolineare l’insuccesso è Maria Cecilia Guerra, di Liberi e Uguali a favore dello ius soli. «Non è il fatto né la fine della legislatura ad aver portato la legge sulla cittadinanza su un binario morto ma una scelta politica del PD – ha detto l’esponente di Liberi e Uguali – che l’ha tenuta inutilmente ferma in commissione per la paura di perdere consensi, prima nella campagna per il referendum istituzionale, poi nelle amministrative. Sempre sbandierando una volontà che non si è mai concretizzata in una vera assunzione di responsabilità. Da ultimo la farsa di una calendarizzazione dopo la legge di bilancio che, come avevamo previsto, non poteva portare a nulla».

Di Lorenzo Maria Lucarelli