Cinema

“Jakob il bugiardo”, le strane frequenze della radio di Robin Williams stasera in tv

“Voi mi chiederete: «Come ebreo, come hai potuto raccontare una barzelletta del genere in un momento come quello?!» È così che siamo sopravvissuti, queste sono le cose che ci hanno fatto andare avanti, il resto ce l’avevano preso i tedeschi”. In un mondo in cui era severamente proibito possedere una radio, pena la morte, un ebreo polacco inventa di averla: le valvole devono riscaldarsi e ci mettono un po’ di tempo, poi il gracchiare metallico, amplificato da uno scolapasta, sembra arrivare da lontano. Ma è solo dietro una parete. La storia vera di Jakob der Lügner, interpretato da uno straordinario Robin Williams, è stasera in tv in “Jakob il bugiardo“: “Avevano costruito alti muri di filo spinato, per rinchiuderci nel ghetto, siamo stati isolati dal resto del mondo per anni, senza ricevere notizie. Quindi ci aggrappavamo alle piccole cose, una barzelletta macabra, una giornata di sole, un passaparola incoraggiante”. 

Buonasera Signore e Signori, qui è la BBC di Londra..”. Seguiva il silenzio, nessuno fiatava. Come se dall’altro capo dell’emisfero giungesse il rassicurante calore di una buona nuova. “Jakob il bugiardo“, del 1999 di Peter Kassovitz, è tratto dal romanzo di Jurek Becker, e remake del precedente film tedesco omonimo del 1975. Era il 1944, non avendo rispettato il coprifuoco, JAKOB HEYM si trova a rapporto nella sede Kommandantur. Mentre aspetta l’ufficiale nazista, ascolta alla radio la notizia dell’imminente arrivo delle truppe sovietiche alle porte della cittadina. Che avanzavano e oramai non distano più di 400 km. In quel ghetto polacco occupato dai nazisti tedeschi, gli ultimi superstiti sopravvivevano tra mille stenti, e miseri e umilianti lavori. Quella notizia vera, e le altre a seguire che Jakob inventerà, rianimano la vita, dilatano il tempo, si fanno speranze, e trasformano il fantasioso ‘speaker’ tuttofare, da uomo qualunque proprietario di un caffè, in un eroe.

Il bugiardo bollettino radio

Ieri sera Churchill ha parlato al popolo polacco“. Non si era più verificato nessun caso di suicidio in tutto il ghetto, da quando le notizie correvano veloci grazie a Jakob. “Una medicina meravigliosa“. Perché “La sete di speranza è peggio della fame di cibo”. Mentendo per sopravvivere, forse diceva la verità. E sarà la bugia ad avere le ali della libertà, così preziosa e preclusa nei tempi macabri di guerra. “La prego, distrugga quella radio prima che i Tedeschi la scoprano“. Venuta a conoscenza della detenzione illegale della radio, la Gestapo intima a tutti gli abitanti del ghetto di consegnarla. Jakob, per scongiurare l’uccisione di innocenti superstiti nel campo, si consegna, confessando sotto tortura a un ufficiale, che la radio non esiste.

Abbiamo imparato a vivere senza legna, senza patate, senza abiti decenti, senza le voci dei bambini; ma nessuno può vivere senza un futuro“. La critica di “Jakob il bugiardo“, ha sentenziato il film stasera in tv, spesso come artificioso; il tentativo di mescolare realtà storica e romanzata, è forzatamente consolatorio ed enfatizzato. Ben lontano dalla poesia, intreccio di lacrime e sorriso, che riusciva ad arrivare con Benigni in “La vita è bella“. Ma quel pizzico di sana follia, è sempre, in ogni circostanza, ‘sopravvivenza’. Salva anche un film un po’ americanizzato, consumista. Che si regge sulla bravura di attori come Alan Arkin, Armin Mueller Stahl, Liev Schreiber e Mathieu Kassovitz figlio del regista de “L’odio“. E la faccia di Robin Williams, la sua voce nelle simulazioni radiofoniche, fanno del ‘bugiardo’, un’alta interpretazione al pari del clown “Patch Adams“, o il Professor John Keating nel film “L’attimo fuggente”. Così il protagonista fingerà di sentire per radio l’arrivo dei carri armati americani “Tutto un altro rumore..”, con l’orchestra jazz al seguito, mandata per alleviare le truppe, con tanto di clarinetto. L’artiglieria, e poi ancora, il più bel suono della sua vita, i cannoni russi.

Speranza in FM

Lo stesso Robin Williams ha affermato: “nel momento in cui ti metti un cappotto con la stella di David ti accorgi che questo non è un semplice costume di scena e il suo peso diventa enorme…“. A volte l’uomo si affida alla menzogna perché è l’unica verità che possiede. Suggerisce il film. Che nei momenti più bui, sfida l’inopportuno, e lascia al protagonista il racconto di una barzelletta: Hitler va da una chiromante e le chiede: «Quando morirò?», e la chiromante risponde: «In un giorno di festa ebraico.». Allora Hitler chiede: «E come fai a saperlo?», e lei risponde: «In qualunque giorno morirai, sarà un giorno di festa per gli ebrei».

Federica De Candia. Seguici su MMI e Metropolitan Cinema!

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