Negli anni ’80 gli Showtime Lakers hanno stravolto la lega con il loro gioco spettacolare quanto efficace. Magic Johnson e Kareem Abdul-Jabbar sono le stelle indiscusse della squadra. Con loro c’è un ragazzo di 2 metri, ruolo ala piccola, dotato di un jumpshot leteale: stiamo parlando di Jamaal Wilkes, che oggi compie 67 anni.

Le Finals del 1980

Dopo 7 anni lontani dal palcoscienico più importante della NBA, i Los Angeles Lakers tornano alle Finals per incontrare i 76ers di Julius Erving. La serie fin dall’inizio è molto equilibrata e ad esclusione di gara 6 il massimo scarto tra le due squadre è di 10 punti dopo la quarta sirena. Però è proprio l’ultimo episodio della serie ad essere passato alla storia. Sul finire di gara 5 dopo una gara da 40 punti e 15 rimbalzi, Kareem si sloga una caviglia e la finale sembra concludersi qui per lui. Così Paul Westhead, coach dei gialloviola, decide di schierare Magic Johnson da centro. Il risultato è una prestazione memorabile da parte del 32 che segna 42 punti, cattura 15 rimbalzi e distribuisce 7 assist. Magic viene eletto MVP delle Finals nel suo anno da rookie. E Wilkes? “Silk“, soprannome datogli per via delle sue movenze armoniose e la sua precisione al tiro, realizza 37 punti e 10 rimbalzi, fornendo un contributo fondamentale per il 123-107 finale. Lo stesso Magic nel 2011 dichiarerà: “Ha giocato una partita incredibile, tutti hanno parlato dei miei 42 punti, ma ci sono stati anche i suoi”.

Jamaal Wilkes a rimbalzo contro i Boston Celtics (photo credits: Getty Images)

I primi anni della carriera

Quello del 1980 non è il primo anello per Wilkes. Jamaal ha vinto 2 titoli a UCLA alla corte di John Wooden, facendo parte insieme a Bill Walton della squadra che ha vinto 88 partite consecutive. Dopo 4 anni a 15,4 punti e 7,4 rimbalzi di media si rende eleggibile per il draft 1974. I Golden State Warriors lo chiamano con la numero 11 ma molti sono scettici per l’impatto che può avere sull’NBA. Per smentire queste voci vince il premio di Rookie Of The Year, in una rookie class ricca di talento che comprendeva tra gli altri l’ex compagno Bill Walton, e porta un contributo fondamentale per la vittoria del titolo nel 1975 con 15 punti di media ai playoff. Il 1975 è anche l’anno in cui cambia il suo nome: nato come Jackson Keith Wilkes, sceglie di chiamarsi Jamaal Abdul-Lateef a seguito della sua conversione all’Islam.

Una vita a LA

Lo Showtime dei Lakers continua e nel 1982 Wilkes colleziona il suo terzo anello. I 76ers cercano una rivincita dopo la sconfitta di due anni prima ma anche questa volta sono i Lakers ad avere la meglio in 6 gare. L’MVP delle Finals sarà ancora Magic Johnson ma Jamaal Wilkes è un’altra volta un fattore chiave grazie al suo “20-foot layup” come veniva chiamato dallo speaker dei Lakers,  Chick Hearn. Quasi 20 punti e 5 rimbalzi di media e una straordinaria gara 6 da 27 punti, migliore dei gialloviola. Tre anni dopo aggiungerà alla sua mano il quarto anello, nell’anno in cui si infortuna gravemente rompendosi il legamento crociato del ginocchio sinistro ed è costretto a saltare le ultime 40 partite di regular season e tutti i playoff. Dopo essersi ristabilito si trasferisce ai Clippers dove però gioca solamente 13 partite prima di decidere di ritirarsi. La sua maglia numero 52 è stata ritirata sia dai Lakers che da UCLA, ed è diventato membro della Hall of Fame nel 2012 al termine di una carriera in cui è stato 3 volte All-star e 2 volte nel quintetto difensivo.

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