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Aprile 18, 2021, domenica

“Je suis Karl”, il nuovo film dove l’estrema destra incanta giovani Ue

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“Je suis Karl” è il nuovo film del regista tedesco Schwochow. ll titolo rievoca il “Je suis Charlie” che accompagnò su scala globale la reazione all’attentato al Charlie Hebdo.

Karl e Maxi: i due protagonisti

Il protagonista è Karl, un ragazzo di 25 anni. È lui l’anima di un movimento di destra estrema, paneuropeo, capace di creare proselitismo, sfruttando tutte le potenzialità della società multimediale, e i canali possibili della propaganda classica. La sua è una personalità controversa. Un narcisista che, lasciato da solo, dopo qualche pasticca, bacia se stesso allo specchio. E che dichiara di volere “una vita che abbia un senso”. Mentre quello che non vuole “è una morte che non ne abbia”. Per non parlare della sua abilità di manipolare e sedurre altri suoi coetanei per far presa su di loro.

Nella rete di questo brillante manipolatore finisce Maxi, fanciulla acqua e sapone berlinese, di una famiglia di sinistra. La ragazza è superstite di un attentato, che le ha portato via la mamma e i due fratellini. Sono questi i protagonisti di un film, presentato oggi alla Berlinale, nella sezione Special.

Il ritmo del film è incalzante e gli attori sono molto bravi: la svizzera Luna Wedler incarna il trauma di Maxi, genuina e sanguigna, resa fragile e disorientata dal trauma appena vissuto. Jannis Niewöhner è Karl, lucido e spietato, nel suo disegno politico-criminale, che prevede una vera e propria sovversione armata. Degna di nota è anche l’interpretazione di Milan Peschel, nei panni di Alex, il papà attonito e dolente, che va a recuperare la figlia, nel contesto più lontano da quanto avesse potuto sperare per sua figlia.

“ReGeneration”, un movimento di estrema destra


Il regista tedesco Christian Schwochow immagina un movimento di fanatici, guidati inconsapevolmente da un gruppo di terroristi.
“ReGeneration”, questo il nome del loro gruppo, propaga l’odio per gli stranieri e la sistematica sfiducia nelle istituzioni e nei governi: “ci hanno abbandonato, nessuno si occupa di noi. Dobbiamo farlo da soli. Noi siamo il futuro”. Il messaggio passa per comizi (che sembrano però ritrovi di universitari), testimonianze di storie inventate ad arte e postate sul web, ma anche attraverso la musica e i concerti di cantanti, che sul palco invocano la nuova “nascita del continente” più bello del mondo, oggi “contaminato” dagli stranieri. “Andiamo alla guerra! Andiamo alla guerra!”, canta una delle loro star quando il tasso di lucidità, dopo una notte di sesso alcol e droghe, è calato per tutti.

Il film utilizza i social, il linguaggio della condivisione forsennata, per condannare una minaccia sempre più presente. Il film ci mostra come ogni narrazione sia manipolabile. I contenuti che Karl fa vedere in diretta sui suoi canali sono frutto della menzogna, le reazioni delle platee sono programmate. Quindi è anche dalla finzione che può nascere davvero l’apocalisse.

Un film sicuramente interessante e che merita di essere guardato con l’occhio critico che richiede. L’intuizione di rimettere al centro del dibattito l’estremismo attraverso le nuove tecnologie è interessante e molto attuale.

Gaia Radino

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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