Una pratica molto diffusa tra la generazione dei Millennials è sicuramente il job hopping. Questo fenomeno comporta il cambio di lavoro in tempi brevi alla ricerca costante di opportunità di guadagno e carriera migliori. Un fatto che può comportare diversi vantaggi ma anche svantaggi come l’instabilità economica.
Job hopping, i Millennials e il cambio di lavoro

Secondo i recenti dati di uno studio Gallup, il 21% dei Millennials ha cambiato posto di lavoro nell’ultimo anno. Sono numeri che spiegano una tendenza costante di questi anni che comporta lo spostamento in tempi brevi da un lavoro all’altro di tutti quei lavoratori nati negli anni 80′ e nei primi anni 90′. Un fenomeno denominato job hopping, un parola inglese composta dai termini job (lavoro) e hopping(salta). Un fatto che si associa alla costante ricerca di nuove opportunità e di miglioramento del salario dei giovani che tendono sempre meno a restare ancorati ad un posto di lavoro per molto tempo come facevano i padri.
Il job hopping comporta a sua volta che ci siano diversi tipi di job hopper. Il primo caso è quello del job hopper necessario ossia colui soggetto con contratti a tempo determinato legati per esempio da un evento, al turismo o all’edilizia. Ci può poi essere un job hopping come opportunità ossia si tratta in questo caso di persone che cambiano continuamente a lavoro alla ricerca della migliore opportunità non solo salariale ma anche di carriera che gli garantisca un buon rapporto famiglia-lavoro. Infine ci sono i cosiddetti job hopper problematici ossia quelle persone che saltano da un lavoro all’altro a causa della loro inadattabilità all’ambiente di lavoro dovuta ad eventi negativi come ad esempio capi e colleghi difficili.
Tecnologia, finanza e marketing
Il job hopping è un fenomeno che si sta diffondendo anche nel nostro paese. In particolare, secondo un report di Linkedin, il più alto tasso di job hopping si concentra nel settore tecnologico con un turnover del 13,2% annuo. Altri settori dove questo fenomeno ha indici importanti sono quello finanziario, del marketing e delle vendite. Sono tutti i ambiti in cui Millennials trovano migliori opportunità salariali e di carriera e vedono soddisfatto quell’equilibrio tra lavoro e vita sociale di cui sono costantemente alla ricerca e che li spinge spesso da un lavoro all’altro.
I pro e i contro
Una vita da job hopper può avere diversi vantaggi. Innanzitutto la possibilità di opportunità di carriera migliori che permettono di acquisire diverse competenze per migliorare le skills della propria professionalità. Secondo un rapporto di Linkedin chi cambia ha lavoro ogni due anni guadagna il 50% in più di chi resta nello stesso posto di lavoro per più di 5 anni. A questo si aggiungono migliori opportunità salariali con incrementi significativi con cui le aziende cercano di attirare talenti dalla concorrenza. Cambiare più spesso lavoro può portare inoltre ad acquisire sempre più nuove competenze e a farsi un network di contatti utili per il prosieguo della propria carriera.
Accanto a questa possibilità ci sono anche dei contro. In primo luogo il job hopper non ha la stabilità economica di chi ha un lavoro da più anni e può andare incontro a periodi difficili e di incertezze restando per lungo tempo senza reddito. Inoltre c’è una percezione spesso negativa da parte del datore di lavoro del job hopper che spesso viene visto come instabile e privo di una lealtà aziendale. A questo si aggiunge la perdita di quei benefici come una promozione interna che si possono acquisire solo con più anni di lavoro in un’azienda e la superficialità delle competenze acquisite dovute al poco tempo in cui si è rimasti impiegati in un determinato settore. Questo può diventare un problema in caso di accesso a ruoli di maggiore impegno e responsabilità.
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