C’è un nuovo indirizzo a Londra che non è solo uno store, ma una dichiarazione di intenti. Jonathan Anderson ha scelto Pimlico Road — tempio dell’interior design più raffinato — per aprire il primo flagship JW Anderson interamente dedicato all’homeware. Traduzione: meno sfilate, più oggetti vissuti. Più moda come atteggiamento, meno moda come prodotto.
Jonathan Anderson apre il suo primo flagship JW Anderson Home a Londra (ed è pieno di ceramiche, arte e ossessioni)
Entrare nel nuovo JW Anderson Home è come sfogliare il moodboard personale del designer. Annaffiatoi francesi dell’Ottocento dalle curve quasi sensuali, candelabri in metallo sottili come veli da sposa, spazzole dai colori zuccherosi realizzate da Hillbrush — storico fornitore della famiglia reale britannica.
Ogni oggetto sembra scelto più con il cuore che con una strategia commerciale. Anderson lo dice chiaramente: qui dentro ci sono le sue fissazioni, curate lentamente, senza stagioni, senza urgenza.
Il lusso rallenta (finalmente)
Dopo la nomina da Dior, Anderson ha deciso di spostare il focus del suo brand verso qualcosa di più intimo: una creatività che non corre, che non ha bisogno di drop continui. Oggetti unici, collaborazioni con artigiani, produzioni limitate. Un “banchetto lento”, come lo definisce lui.
Il risultato è un lusso che non vuole impressionare, ma restare.
Uno spazio che sembra uno studio d’artista
Il flagship di Pimlico Road si sviluppa su due piani e sembra più uno studio creativo che una boutique. Mattoni originali dipinti di bianco, pannelli in velluto, mensole improvvisate, oggetti appesi come appunti visivi.
Ogni stanza racconta una storia diversa. Una è dedicata ai tessili tinti a mano insieme a Polly Lyster, con cuscini, tovaglioli e piccoli oggetti ottenuti da tessuti antichi. Un’altra ospita gioielli e opere d’arte, tra dipinti di Gwen John e nature morte firmate Robert Moore Kulicke.
Tavole, ceramiche e ricordi d’infanzia
Tra gli oggetti più personali ci sono le ceramiche di Nicholas Mosse. Anderson ricorda di aver bevuto da bambino da una tazza decorata con un piccolo maiale in corsa — e ha chiesto all’artigiano di riportare in vita quel disegno d’archivio.
La materia prima viene dalla terra irlandese di Mosse, i forni funzionano ancora con una ruota ad acqua storica. È questo tipo di filiera che interessa ad Anderson: reale, tangibile, imperfetta.
Accanto, le ceramiche della giapponese Akiko Hirai sembrano reperti archeologici, piatti che raccontano il tempo prima ancora di servire una cena.





