Già siamo a conoscenza del grande successo che Jujutsu Kaisen sta avendo in tutto il mondo con oltre novanta milioni di copie vendute. L’opera del misterioso Gege Akutami, pubblicata a partire dal 2018, può vantare di un anime che, soprattutto nella seconda stagione, ha riscosso un successo strepitoso grazie alla mano degli animatori dello studio MAPPA, amplificando la lotta fra Stregoni e Maledizioni a tal punto che…si trasformasse in un videogioco. Prodotto da Bandai Namco e sviluppato da Byking e Gemdrops, Jujutsu Kaisen Cursed Clash è disponibile per PC, Playstation, Xbox e PC. Espandete il vostro dominio nella recensione di questo titolo.

La storia c’è, ma…
…meglio chiudere un’occhio. O meglio…facciamo finta che sia un titolo come un Persona che punta più sull’estetica che altro. Se non vi siete mai approcciati a Jujutsu Kaisen e volete sapere di più sulla trama, questa affronta tutta la prima stagione dell’anime, nonché gli eventi narrati in Jujutsu Kaisen 0. Un DLC, in arrivo post-uscita, porterà anche i primi episodi della seconda stagione, lasciando tecnicamente fuori solo l’arco narrativo di Shibuya.
Il problema non è nella quantità, che è più che sufficiente, ma nel modo in cui questa è stata, ancora una volta, presentata. Sarò ben chiaro, Cursed Clash non è certo il medium principale per godersi la storia di Jujutsu Kaisen, lo sappiamo tutti. Sarebbe stato però più gradevole concentrare gli eventi per presentarli in grafica in gioco, piuttosto che abusare per l’ennesima volta di immagini statiche prese di peso dall’anime. Almeno il doppiaggio originale è presente, ma non basta a incentivare la voglia di immergersi nella storia in questo modo. Ben conoscendola, mi sono ritrovato a saltare gran parte di questi “still frame” per arrivare alle battaglie.
Jujutsu Kaisen Cursed Clash è rigido
Potevamo immaginare che, alla luce di una modalità storia così malridotta, gli autori di Jujutsu Kaisen Cursed Clash si siano concentrati sull’impacchettare un gameplay strepitoso, frenetico e capace di valorizzare ogni personaggio con le proprie abilità…e invece no. Le meccaniche lasciano molto a desiderare; i combattimenti, infatti, si riducono a una semplice questione basata sul tempismo, momentum e pressione a casaccio dei pulsanti.
I personaggi che si muovono in un’arena si ampia, ma delimitati da mura invisibili, distinguono di tre attacchi combo, che quando vanno a segno, vanno a caricare due (tre, in alcuni casi) mosse speciali basate sull’Energia Malefica, mentre la difesa si basa sulla semplice parata statica, una schivata o lunghi scatti. Nessun contrattacco che possano liberarci da una combo, inseguimenti per tutta l’arena trasformano l’esperienza che poteva essere un 2vs2 arena fighter in un acchiappa acchiappa banale, supportata dalla scarsa IA che pur di vincere, utilizza le stesse combo tre volte di seguito.
Un multiplayer maledetto
Il sistema di combattimento fa una leva esasperata sul lock-on, per poi accorgersi che nelle battaglie di gruppo, in teoria il fulcro dell’esperienza, questo aspetto si trasforma rapidamente in un ostacolo, esponendoci a continui attacchi da parte dell’avversario che non abbiamo agganciato e da cui, di fatto, non possiamo difenderci fintanto che ci stiamo dedicando al suo compagno.
Se dunque da soli il gioco appare mostruosamente banale e semplicistico, nel multiplayer a questi problemi si aggiunge anche la straordinaria approssimazione di un impianto povero di idee e di capacità, che ci vede spesso incastrarci negli elementi dello scenario e deve persino fare i conti con fenomeni di eccessiva latenza durante gli scontri online. Il multigiocatore vanta di due modalità: lo scontro online, classificato o casuale (quest’ultimo misteriosamente porta sempre un’errore di rete), in cui due coppie si scontrano all’interno di 10 ambientazioni; la co-op online permette di partecipare a missioni singole o un survival in collaborazione con un altro giocatore
Il roster forse è l’unico che si salva
In termini di personaggi, almeno, i sedici personaggi che compongono il roster sono ben curati, con una grafica in cel shading che riprende in maniera fedele le controparti e le peculiarità che differenziano i vari protagonisti della serie. Interessante il sistema di relazioni e mosse combinate da sviluppare procedendo nella storia. Spettacolari le sequenze legate alle tecniche più potenti, le Mosse del Risveglio (le classiche ultimate).
La grafica su PS5 gira a 60fps stabili, ma ci mancherebbe altro considerando quanto sono vuoti gli scenari che compongono le varie arene.
In conclusione, Jujutsu Kaisen Cursed Clash è maledetto?
Il titolo è un prodotto mediocre, valorizza si i personaggi e le ambientazioni, seppur scialbe, valorizzano l’ambiente in cui ci troviamo, ma la mancanza di dinamicità, la rigidità dei combattimenti non manterrebbe di certo i giocatori legati allo schermo. Da fan della serie, i personaggi sono ben caratterizzati, ma vi posso consigliare che chiunque vuole avvicinarsi un minimo alla serie e conoscere le vicende del nostro Yuji Itadori e delle dita di Sukuna, non fatelo con questo arena fighter. Non ne vale la pena.
- Buon roster di personaggi e ben caratterizzati
- Sequenze di mosse finali spettacolari
- Il doppiaggio originale la fa da padrone
- Gameplay rigido e inconsistente
- Niente sequenze immersive, solo still frame
- Multiplayer confusionario e pieno di problemi





