Forse Kanye West si era preso una pausa dai social giusto per guardare Sanremo 2025, perché ora, ad appena due giorni dalla fine del Festival, è tornato sul web per riprendere da dove si era interrotto. Il rapper statunitense si è lasciato andare a una nuova ondata di tweet di dubbia lucidità, in cui torna a prendersela un po’ con tutti, specialmente la comunità ebraica.
Ye ha esordito su X con un criptico «I am the bag», per poi provare a offrire una motivazione concreta all’idea di produrre una t-shirt con la svastica. Ha poi svelato la verità sul suo precedente sfogo: si sarebbe trattaro di un esperimento per capire fino a che punto ci si possa spingere sui social network prima di essere sospeso. «Ho detto tutte quelle cose politicamente scorrette», ha chiosato, «eppure il giorno dopo fra tutte le mie attività ho guadagnato quaranta milioni di dollari».
Kanye West e i tweet «Jew proof»
«Il mio ultimo sfogo su Twitter era per il 90% a prova di ebreo», ha scritto, «E che cosa significa essere a prova di ebreo? Be’, due anni fa ho twittato superando il livello di massima allerta sugli ebrei e sono certo che nessuno lo ricorda. Pochi ebrei, non l’intera razza per l’amor del cielo, si sono messi assieme e hanno fatto di tutto per annientarmi. Non voglio fare la vittima, lo dico solo per rinfrescarvi la memoria».
Durante il suo test, ha «espresso ogni possibile idea “cancellabile”, ho fatto di tutto. Ho stuzzicato la CBS per vedere se avrebbero comunque passato il mio spot al Super Bowl dopo aver visto i miei tweet politicamente scorretti». In effetti, lo spot è andato in onda, ma senza messaggi controversi.
L’ammirazione per la svastica
Kanye West ha parlato a lungo anche della svastica. Il musicista si è detto affascinato dall’idea che lo stesso simbolo abbia un valore diverso, di cultura in cultura, e ha espresso il suo desiderio di sdoganarla. «L’idea della t-shirt», ha raccontato, «mi girava per la testa da più di otto anni. Mi intrigava l’idea che un simbolo come quello portasse con sé tanta programmazione».
«In Giappone ho avuto un sussulto quando ho visto sui vestititi le svastiche», ha spiegato Ye, riferendosi a un simbolo dalla forma molto simile, ma non uguale alla croce uncinata nazista; in Giappone, porta il nome di manji ed è di buon auspicio. «Mi sembrava illegale persino guardarla, siamo stati programmati fino a questo punto. Ho poi scoperto che la svastica ha vari significati e vari nomi». Tutto giusto, peccato che la svastica riprodotta da Kanye sulle famose magliette fosse accompagnato da frasi piuttosto inequivocabili, come «Sono un nazi».
Federica Checchia
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