Ok, diciamolo subito: la sneaker war della primavera è ufficialmente iniziata. E quando Balenciaga entra nella chat con Katy Perry come volto della campagna, capisci che non è più solo una questione di scarpe — è proprio un cambio di vibe. Questa volta niente pop princess over the top, niente costumi teatrali: Katy è in versione sporty, essenziale, quasi sorprendentemente chill. La vedi saltare la corda, muoversi, essere attiva… e funziona, perché è una versione di lei meno costruita, più reale.
La campagna gira attorno a due modelli che sembrano andare in direzioni opposte ma in realtà si completano perfettamente. Da una parte le Radar, silhouette più slim, più pulita, quel tipo di sneaker che puoi infilare con qualsiasi outfit senza pensarci troppo ma che comunque ha dettagli studiati — tipo il doppio sistema di lacci e quella suola che avvolge leggermente il piede, quasi tecnica. Dall’altra invece le Triple S.2, che sono l’evoluzione di una delle scarpe più riconoscibili degli ultimi anni: chunky, stratificate, volutamente “too much”. È il classico equilibrio Balenciaga — minimal vs maxi — ma portato nel 2026 con un’energia nuova.
Non è solo una campagna, è un cambio di narrativa
Quello che colpisce davvero non sono solo le scarpe, ma il modo in cui vengono raccontate. Katy Perry qui non sta vendendo un’estetica irraggiungibile, sta vendendo disciplina, routine, movimento. Parole che fino a qualche anno fa non erano esattamente associate a lei. E invece adesso sì. Parla di costanza, di piccoli gesti quotidiani, di self respect. È un tipo di messaggio molto più vicino a quello che la Gen Z vuole vedere: meno perfezione, più processo.
Se fino a poco tempo fa eravamo tutti ossessionati dalle chunky estreme, ora il discorso si sta ampliando. Le Radar entrano perfettamente in quel ritorno alle silhouette più leggere, più snelle, che stiamo vedendo ovunque. Ma allo stesso tempo le Triple S.2 dimostrano che il chunky non è morto — si sta solo evolvendo.
Il casting non è casuale
Oltre a Katy, nella campagna ci sono anche Yao Chen e Hugo Ekitike. E anche qui si capisce bene la direzione: non più solo modelle o celebrity fashion, ma persone con identità diverse, background diversi, tutte unite da quell’idea di movimento, energia, disciplina. È un casting più ampio, più contemporaneo.





