La KDDI Corporation, azienda leader in Giappone nel settore delle telecomunicazioni, ha subito un importante attacco informatico. Il Japan Times riferisce che le informazioni riservate di circa 14 milioni di account di posta elettronica potrebbero essere state divulgate.

L’entità dell’attacco informatico subito da KDDI è ancora in fase di valutazione

L’azienda ha annunciato martedì che il sistema di posta elettronica, utilizzato dai provider di servizi internet, è stato violato. Quanto accaduto potrebbe aver portato alla fuga di dati di numerosi utenti, coinvolgendo fino a 14,22 milioni di indirizzi email e password. I fornitori interessati sono JCOM, Chubu Telecommunications, STNet, KDDI Web Communications, Nifty e Biglobe. L’attacco informatico, riscontrato il 17 giugno, ha spinto KDDI a intervenire tempestivamente per ampliare le misure di protezione necessarie.

Secondo quanto sostenuto dall’azienda, è possibile che la violazione sia avvenuta sfruttando la vulnerabilità di software di terze parti presente nel sistema di posta elettronica. Oltre a ciò, il colosso delle telecomunicazioni ha già informato che è intenzionata a collaborare attivamente con i fornitori interessati affinché sia possibile contattare gli utenti e incentivarli a cambiare le proprie password. Le valutazioni per capire l’entità del danno sono ancora in corso.

I casi di attacchi malware sono in aumento

Secondo Tokyo Shoko Research, società di analisi di credito e ricerche di mercato del Giappone, nel 2025 sono stati segnalati 180 casi di violazione dei dati personali. Pare che le società quotate in borsa e le loro filiali abbiano subito attacchi informatici e conseguentemente la divulgazione di informazioni legate a 30,6 milioni di persone. Oltre la metà di questi casi è avvenuto a causa di un accesso non autorizzato. Spesso questo sistema viene impiegato proprio per la rapidità con la quale quantità significative di informazioni possono essere diffuse.

La polizia giapponese ha confermato ben 226 casi di attacchi malware. I malintenzionati, attraverso virus informatici, possono crittografare i dati e chiedere un riscatto per ristabilire l’accesso. Anche se la maggior parte dei casi ha coinvolto piccole e medie imprese, si sono verificati anche danni a grandi aziende. Il danno, in questi casi, ha una portata ben superiore.

Stefania Cirillo