Certe cose nella moda non sono solo vestiti. Sono immagini, epoche, estetiche intere. È il caso del cappotto Prada color cammello appartenuto a Carolyn Bessette-Kennedy, uno di quei pezzi che, anche a distanza di anni, continua a rappresentare un’idea di stile precisa: pulita, silenziosa, incredibilmente potente.
Quando è finito all’asta nelle scorse settimane, era abbastanza chiaro che non sarebbe passato inosservato. Il prezzo finale — quasi 200mila dollari — lo conferma. Ma più del valore, è stata la domanda a creare hype: chi lo ha comprato? Kim Kardashian.
Il cappotto Prada di Carolyn Bessette-Kennedy che tutti volevano l’ha acquistato Kim Kardashian
Appena è uscita la notizia, il primo pensiero di molti è stato uno solo: Kim Kardashian. E onestamente aveva senso. Negli ultimi anni ha costruito una vera e propria estetica attorno ai pezzi “storici”, quelli che non sono solo moda ma cultura pop.
Non è nuova a questo tipo di acquisti: dall’orologio Cartier appartenuto a Jackie Kennedy fino al celebre abito di Marilyn Monroe indossato al Met Gala, Kim ha dimostrato più volte di essere interessata a capi con una storia forte alle spalle. Non tanto per archiviarli, ma per rimetterli in circolo. Questo precisamente è stato acquistato a $192,000.
La verità è un’altra (ma la narrativa resta)
Secondo quanto emerso, però, Kim questa volta non c’entra. Il cappotto sarebbe stato acquistato da un museo, anche se non è stato rivelato quale. Una scelta diversa, ma in un certo senso coerente con il valore del pezzo: più conservazione che reinterpretazione. Eppure il fatto che tutti abbiano pensato subito a Kim dice molto. Non solo su di lei, ma su come oggi guardiamo alla moda del passato.
Negli ultimi anni c’è stato un cambiamento abbastanza evidente. I pezzi iconici non vengono più solo collezionati, ma desiderati come oggetti vivi, da indossare, reinterpretare, riattivare. Kim Kardashian incarna perfettamente questo approccio: prendere qualcosa di intoccabile e riportarlo nel presente, anche a costo di creare discussione. Il caso Marilyn lo ha dimostrato benissimo.





