L’8 marzo è appena passato, con annesse mimose e auguri di circostanza da parte di chi, in alcuni casi, non sembra aver ancora compreso a fondo l’importanza della Giornata Internazionale della Donna e della parità di genere, specialmente in ambienti fortemente maschilisti come quello del calcio. Le calciatrici della Serie A femminile hanno dunque deciso di approfittare di questo weekend particolare per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento, posando,prima di ogni partita del fine settimana, insieme alle terne arbitrali e mostrando un cartello contenente una selezione di messaggi e commenti fortemente sessisti.

«Le qualità migliori le ha quando alza la maglietta».«Non ti vergogni di tutta quella cellulite?». «Dove le metti undici donne in cucina?». Sono solo alcune delle frasi “incriminate”, facilmente rintracciabili sul web. La Figc ha presentato l’iniziativa commentando: «8 marzo, non “festa”, perché in questo caso c’è poco da festeggiare. Piuttosto “giornata” di sensibilizzazione sul tema dei messaggi sessisti e denigratori che da virtuali finiscono per avere un impatto reale nella vita delle donne e, in questo caso, delle calciatrici che li ricevono». L’azione è promossa da #MAIPIÙ, campagna permanente contro la violenza di genere istituita nel 2023.

Serie A femminile contro il sessismo nello sport

Prima dei match, inoltre, gli altoparlanti degli stadi hanno diffuso un annuncio che invitava il pubblico a segnalare alle piattaforme digitali tutti commenti inopportuni e violenti. L’azione ha preso il via sabato con Napoli-Lazio, per poi concludersi lunedì con il posticipo tra Como e Sassuolo. Federica Cappelletti, presidente della Divisione Serie A Femminile, ha dichiarato: «Quotidianamente siamo costrette a leggere frasi denigratorie e spesso sessiste che ci fanno capire quanto ancora la problematica sia radicata all’interno del nostro sistema e quanta strada ci sia ancora da fare. L’8 marzo è una data e una giornata che non può rimanere isolata nel ricordare le donne, metterle al centro dell’attenzione mediatica, sollevare le loro necessità e le ingiustizie e disuguaglianze che ancora, purtroppo, le riguardano e ci riguardano».

Federica Checchia

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