Cinema

“La diseducazione di Cameron Post”: dentro il buio di un riformatorio

“Non ve ne accorgerete oggi e neanche domani, ma quello che a voi sembra divertente in realtà è il nemico“. È Il vostro pastore che parla. Dalla comunità religiosa che piega le anime, le plasma secondo il buon costume, le ripulisce dalla vergogna e dai turbamenti adolescenziali. E gli ospiti del centro sono accomunati dall’attrazione per lo stesso sesso. “La diseducazione di Cameron Post”, stasera in tv con la protagonista di “Suspiria”, “Sils Maria”, “Carrie” e “La famiglia Addams”: la Santa Inquisizione è tornata.

Prendi e cambiagli la testa

La diseducazione di Cameron Post, foto YouTube

Perché essere gay è un peccato che l’età adulta deve cancellare. “Tutto ciò che sembra divertente alla vostra età è in realtà una manifestazione del Maligno”. “La diseducazione di Cameron Post” è un film del 2018 per la regia di Desiree Akhavan, americana di origine iranianare e bisessuale. Tratto dal best seller omonimo di Emily Danforth, che rivelò l’esistenza di certe realtà “educative” ammesse dalle autorità statunitensi. Zach Stark, è il protagonista del romanzo, un teenager americano costretto a un campo di rieducazione di estremisti cattolici. Il film sembra ispirarsi anche a “Qualcuno volò sul nido del cuculo“. La comunità religiosa di God’s Promise, ha stregato il pubblico cinematografico. “Il cambiamento avverrà attraverso Dio ma dentro di me”, ripetono in coro come un mantra i discepoli arruolati. Basta una firma e il contratto è stipulato. “L’omosessualità in realtà non esiste. Esiste solo la lotta contro il peccato che tutti affrontiamo”.

Mi basta uno sguardo per capire che sei lesbica“. Cameron Post (Chloë Grace Moretz), è una studentessa di liceo con un segreto da nascondere: la relazione con l’amica Coley Taylor (Quinn Shephard). Nella notte del ballo della scuola nel 1993, la sorprende il suo ragazzo mentre sta avendo un rapporto sessuale con l’altra, nel retro di un’auto. La zia Ruth Post (Kerry Butler), una devota cristiana, spedisce la ragazza in un centro di terapia di conversione per adolescenti gay, dal nome ‘La promessa di Dio‘. Dove l’educazione è affidata alla severa dottoressa Lydia Marsh (Jennifer Ehle) e al fratello il reverendo Rick Marsh (John Gallagher Jr), il primo ad essere “guarito” dai metodi di sua sorella. Personaggio inquietante, armato di chitarra, strimpellatore di rock cristiano, torturatore già torturato.  

Tra romanzo e film

Pur essendo intenso e drammatico, il film mantiene toni ironici. Che emergono dal gruppo giovanile ‘rinchiuso’. “Fanculo questo posto, sono stufa di provare disgusto verso me stessa!“. “Durante l’adolescenza è normale essere disgustati da sé stessi“, risponde a Cameron l’ospite di corso Jane Fonda (Sasha Lane). La protagonista è l’unica a restare lucida, a comprendere la ragione dei propri sentimenti e delle idee. E a lottare con tutte le forze a quei cambi di mentalità imposti, nonché all’odio verso la propria personalità. “Coley fu molto brava a convincersi che quello che facevamo insieme in quelle notti afose sotto l’immenso cielo del Montana fosse solo un anticipo delle sperimentazioni che si fanno al college. E io mi sforzai di nascondere che la pensavo diversamente, o almeno speravo con tutte le mie forze che fosse diverso”. Ci raccontano le pagine del libro da cui prende vita il film.

Mentre nel romanzo i genitori della giovane muoiono in un incidente ed ella si interroga se l’avrebbero accettata nella sua natura, nel film questo interrogativo si perde, ed è superato. “Se non credi in quello che insegnano qui, in ciò in cui credono loro, o anche solo se hai dei dubbi, allora ti dicono che andrai all’inferno, che non solo sei la vergogna di tutti quelli che ti conoscono, ma che Gesù stesso ha abbandonato la tua anima”. Così Cameron descrive il metodo a cui i pazienti sono sottoposti.

Era tutto vero

La regista racconta: “Ho ricevuto una copia del romanzo nel 2011, ancora prima che venisse pubblicato. Mi ha da subito colpito e commosso il modo in cui parlava del passaggio all’età adulta senza essere predicatorio o affettato. Fin dall’inizio ho pensato che se fossi riuscita a farne un film mi sarei concentrata sulla seconda parte del romanzo, ambientata al centro di conversione… C’era qualcosa di davvero speciale nel libro, era ricco di ironia e aveva un gruppo di giovani personaggi ben delineati. Ognuno di loro finisce al centro di conversione per motivi diversi e ognuno reagisce alla situazione in modo diverso. Nello scriverne la sceneggiatura, ho potuto fare affidamento alla mia personale esperienza in un centro di riabilitazione, dove sono stata appena ventenne per curare un disturbo del comportamento alimentare. Mi è piaciuto raccontare una storia ambientata in un centro di riabilitazione, il cui obiettivo è sempre farti stare meglio: ma cosa vuol dire esattamente stare meglio? È in realtà qualcosa che cambia da persona a persona. E nel caso del centro God’s Promise, come è possibile per Cameron stare meglio se non può to pray away the gay, come recita il classico slogan di questi campi religiosi? Questo è stato il mio punto di partenza“.

Le musiche di “La diseducazione di Cameron Post” sono di Julian Wass. È fondamentale il ruolo delle colonne sonore nel film, le uniche a rendere libere. E a esprimere il concetto di solitudine. Nella scena del karaoke si canta una canzone di Céline Dion, “Where do all the lonely hearts go?“. ‘Dove vanno tutti i cuori solitari e spezzati?’

Federica De Candia Seguici su Google News

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