Il capolavoro di Federico Fellini è uno dei film più importanti che il nostro paese abbia mai prodotto. Non basta ricordare che La dolce Vita ha vinto il premio Oscar, la Palma d’oro e un David di Donatello, oltre che un Grammy. La pellicola di Fellini è così densamente piena di simbolismo e significati più o meno nascosti che ad ogni visione si apre un mondo nuovo per lo spettatore.

Il significato de La dolce vita

È impossibile disegnare un solo significato attorno all’opera di Fellini, al massimo se ne può raccontare la trama. La Dolce Vita è la storia, narrata in episodi, di Marcello, un giornalista che lavora per una rivista scandalistica ma il cui sogno è quello di poter vivere dei suoi romanzi. Il suo lavoro lo ha portato inevitabilmente a conoscere la Roma dell’alta classe sociale: star, celebrità del cinema e intellettuali di ogni tipo fanno parte della cerchia di amici di cui Marcello, volente o nolente, finisce con il circondarsi.

Dalla terrazza, con il logo Martini che domina sulla città eterna, Marcello conduce una vita tesa al raggiungimento di un successo a lui stesso sconosciuto. Marcello è alla perenne ricerca di qualcosa, sebbene egli stesso non sappia bene cosa. La ricerca va dall’amore, che crede di aver trovato in una donna libera nonostante a casa la sua fidanzata lo aspetti, al desiderio di ottenere un riconoscimento come scrittore, per il quale si affida all’amico intellettuale che promette di fornirgli un aggancio con un editore.

La dolce vita
Marcello e Sylvia PhotoCredit: dal web

Puer aeternus: l’archetipo del bambino

Il film è un continuo simbolismo che riporta dai segni più diretti della morale a quelli più nascosti del cattolicesimo. Fellini non ha mai nascosto la sua forte predilezione per le opere di Carl Gustav Jung, del quale le tesi le troviamo rese con la macchina da presa dal regista riminese. Non fa eccezione La dolce vita. Paola, la ragazza che incontra in una trattoria fuori Roma, rappresenta quel ‘puer’ nascosto in ognuno di noi che a volte si manifesta per ricordarci chi siamo e da dove veniamo. (Non è un caso che nella scena successiva Marcello incontra suo padre). Così la ragazzina che Marcello conosce per caso può riportare alla Grazia e il mostro trovato sulla spiaggia può ricondurre al Cristo e alla religione, morto, abbandonata, che , tuttavia, ‘si ostina a fissare eh’.

Sotto un altro punto di vista invece, la ragazzina può rappresentare i desideri più modesti dell’uomo, l’ingenuità fanciullesca che, coperta dal chiassoso universo mondano nel quale il protagonista è immerso, non riesce a far recepire la sua voce. Stordito dalle onde del mare, Marcello non riesce a sentire la voce di quella ragazza, non riesce a sentire la sua ‘voce interiore’.

Fellini dirige un’opera d’arte il cui messaggio è difficile, se non impossibile, da recepire appieno. Un capolavoro che, con il passare delle chiavi di lettura, diventa sempre più complesso da decifrare. Ma, tutte le opere d’arte non necessitano di una spiegazione, emozionano e basta. E se l’emozione arriva, allora, possiamo definirle ‘capolavori’.

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