Dopo aver debuttato il 29 aprile 2025 al teatro Carignano di Torino, il regista Leonardo Lidi porta a Roma la sua versione del capolavoro del ’55 di Tenessee Williams, che grazie ad esso vinse il suo secondo premio Pulitzer. La gatta sul tetto che scotta è nel cartellone del teatro Vascello dal 20 al 25 Maggio. Prodotto dai teatri stabili di Torino e del Veneto, l’allestimento vede in scena Valentina Picello, Fausto Cabra, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Giuliana Vigogna, Giordano Agrusta, Riccardo Micheletti, Greta Petronillo, Nicolò Tomassini. Le scene e le luci sono di Nicolas Bovey, i costumi di Aurora Damanti, il suono di Claudio Tortorici.

La bugia della vita, più dolce della verità

PH: teatrovascello.it

La famiglia Pollitt si riunisce per festeggiare il compleanno di Big Daddy, patriarca malato di cancro al colon, che ignora la gravità della sua malattia. Gooper, il primogenito ambizioso, è padre di cinque figli e desidera l’eredità, ma non è amato da Big Daddy. Brick, il figlio prediletto, è alcolista e vive nel ricordo di Skipper, il suo migliore amico morto suicida. Passa le giornate perso nelle nebbie dell’alcool, in attesa che l’ennesimo bicchiere faccia partire un click nella sua testa, per farlo sentire meglio.

La sua relazione con la moglie Maggie è fredda, senza sesso, e lei lo accusa di alcolismo a causa della morte di Skipper. Maggie, che ama Brick, si lamenta dei suoi cognati e dei loro bambini, i mostri senza collo. In un momento di rabbia, confessa di aver sedotto Skipper per sentirsi più vicina a Brick, scoprendo la sua omosessualità latente. Brick rifiuta di affrontare la verità sul suo dolore e sulla sua sessualità. Maggie dice di sentirsi come “una gatta su un tetto che scotta”, decisa a non cadere giù: ha, infatti, conquistato con fatica una posizione sociale e non vuole tornare nelle sofferenze della povertà.

Nel frattempo, i festeggiamenti per Big Daddy vengono interrotti. Brick non vuole partecipare alla festa, ma Maggie lo supplica di essere più umano verso il padre malato. Big Daddy irrompe nella stanza e, dopo un acceso confronto con Brick, che porta con sé l’eco biblica della parabola del figliol prodigo, scopre la verità sulla sua malattia. Furioso per le menzogne ricevute, esce. Poco dopo, Big Mama viene informata dalla verità sullo stato di Big Daddy. Scossa, cerca conferma dal medico, che le conferma la diagnosi di tumore inguaribile. Mae e Gooper cercano di elaborare un piano per ereditare la proprietà, ma Big Mama respinge la loro avidità.

Nel finale, Maggie, mentendo, dice a Big Daddy di essere incinta di Brick, convinta che questa bugia gli permetta di ottenere il suo favore. Big Daddy le crede e decide di fare il testamento il giorno successivo. Mae e Gooper la trattano con disprezzo, perché solo se fosse una novella Maria potrebbe finire incinta di Brick. Maggie, ora sola col marito, getta tutte le bottiglie di whisky dalla finestra e lo invita a fare l’amore, sperando che la sua bugia, attraverso un qualche miracolo, diventi realtà.

La gatta sul tetto che scotta al teatro Vascello: il credibile anti-naturalismo di Leonardo Lidi

Niente divani, scaffali, cassetti. Niente porte che si aprono e si chiudono, e nemmeno un cambio scena. La scenografia iniziale pensata da Lidi è scarna e destabilizzante: una stanza vuota, di cui le pareti e i pavimenti si compongono di una serie di piastrelle bianche. Un gigantesco specchio poggia su una parete, retto da un attore seminudo che non spiccica parola per tutto lo spettacolo. Seguiamo il suo movimento con lo sguardo, perché è lui la chiave di volta dell’intero spettacolo. Mentre Brick litiga con Maggie, è lui a portargli le bottiglie dentro cui ci sono i suoi cicchetti d’alcool. Queste bottiglie posate poi direttamente sul pavimento, popolano la scena con la loro ingombrante presenza. La scena si arricchisce anche dei palloncini per il compleanno di Big Daddy, mentre i personaggi escono ed entrano attraverso il grande specchio portato dall’attore seminudo, che scopriamo essere l’incarnazione del ricordo di Skipper.

Nelle sue note di regia, Lidi ribadisce il nucleo ribadisce il nucleo della drammaturgia di Williams (condiviso con i giganti del teatro ottocentesco, quali Ibsen e Cechov): “La società raccontata tramite la famiglia e le proprie contraddizioni, le tantissime, le tonnellate di storie d’amore.” Famiglie che sono quasi la retroguardia di una società già retrograda di conto suo, assolutamente idiota, incapace di accogliere le fragilità dell’altro, specie quando si tratta di una persona cara. I parenti, per Williams, sono l’epitome dei serpenti. “Williams utilizza il ridicolo (e quindi ecco il perché dei miei clown tristi) per raccontare la tradizionale famiglia americana del Sud, la sua incapacità di avanzare, ferma in un ricordo, pronta a distruggere pulsioni sessuali “nocive” e a nascondere tutta la polvere della società occidentale sotto il tappeto.”

Lorenzo La Rovere

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