La guerra dei chip non arresta la propria corsa. La battaglia commerciale avviata dagli Stati Uniti nei confronti della Cina sta prendendo una piega sorprendente. Secondo quanto riportato dal Financial Times, la Cina ha vietato alle proprie aziende (Bytedance e Alibaba) l’acquisto di chip per l’intelligenza artificiale di Nvidia. Si tratta nello specifico dell’RTX Pro 6000D, un chip presentato due mesi fa e già testato in collaborazione con i fornitori di server del colosso statunitense. L’obiettivo del Dragone è relativo alla riduzione della dipendenza dagli Stati Uniti per quanto riguarda la produzione dei semiconduttori. Infatti le autorità cinesi sono convinte che le alternative prodotte in casa siano già comparabili in termini di potenza a quelle a stelle e strisce. Le intenzioni afferiscono ad una produzione interna di processori Ai triplicata entro il prossimo anno. Per non perdere il treno, la Cina sarà costretta ad innovare quanto gli statunitensi.

I propositi statunitensi e la potenza di fuoco di Nvidia

La guerra dei chip è giunta all’ennesimo, sesquipedale capitolo. Negli ultimi anni le sanzioni imposte dal Nuovo Mondo all’indirizzo della Cina hanno evidentemente danneggiato anche lo strategico comparto dei semiconduttori. Lo scopo degli Stati Uniti è sempre stato volto ad un ingabbiamento dello sviluppo tecnologico cinese ed in particolare dell’ambito dell’AI. Ma cosa c’entra Nvidia in tutto ciò e perché è così importante? Produttrice ab origine di schede grafiche, Nvidia ha iniziato a investire nella produzione di processori molto potenti alla base del successo di OpenAI con la sua ChatGPT. L’affermazione straordinaria di Nvidia nel campo dei microchip le ha permesso di ottenere il primato in borsa in quanto a capitalizzazione di mercato, superando Apple e abbattendo il muro dei 4mila miliardi di dollari. Ora Nvidia è uno dei colossi delle Big Tech grazie al lungimirante lavoro di Jen-Hsun Huang, presidente e Ceo dell’azienda californiana fondata nel 1993.