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La Liguria è assediata dai pro-vita: e il diritto ad un aborto sicuro?

La Liguria rischia di perdere il diritto ad un aborto libero e sicuro. La vittoria di Giorgia Meloni inizia a dare le sue prime conseguenze. Si vedono già orde di antiabortisti della regione presenti in molte strutture ospedaliere della zona in cui si pratica l’interruzione volontaria di gravidanza.

Finalmente nel 1978 arrivò in Italia la legge 194, ovvero la legge sull’aborto, detta anche legge 194. La 194 da allora consente alla donna, nei casi previsti, di poter ricorrere alla IVG in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza).

Cosa dice la Legge 194

Secondo questa legge una gravidanza può essere interrotta solo se comporta un pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Nel primo trimestre (entro i primi 90 giorni, ossia 12 settimane e 6 giorni dall’ultima mestruazione) l’aborto è ammesso sulla base di una dichiarazione della donna che ritiene che la prosecuzione della gravidanza possa rappresentare un pericolo per la sua salute fisica o psichica.

Dopo il primo trimestre è ammesso solo nei casi in cui un medico rilevi e certifichi che la gravidanza costituisce un grave pericolo per la vita della donna o per la sua salute fisica o psichica (ad esempio:  a causa di gravi anomalie genetiche e/o di malformazioni dell’embrione o del feto, o a causa di gravi patologie materne come tumori o patologie psichiatriche).

Dalla vittoria di FDI questo diritto rischia di venirci negato, ma per adesso la vittoria di Giorgia Meloni ha portato ad un innalzamento del livello dello scontro per la liberazione del corpo della donna. Credevamo di essere sulla giusta via per il raggiungimento di questo tipo di diritti, ma ancora una volta rischiamo di vederli negati.

In Liguria c’è una proposta di legge per contestare un aborto sicuro alle donne

Ben visibili sono gli sportelli “pro vita” davanti alle strutture. La maggior parte sono gestiti dalle associazioni di volontariato.

Ma quel che fa specie è che questo sia totalmente previsto se non propriamente incoraggiato dallo Stato. La proposta di legge 71 che Fratelli d’Italia ha redatto lo scorso anno, che ora ha depositato alla Regione Liguria, lo prevede.

«Presso ogni struttura in cui venga praticata l’interruzione volontaria della gravidanza è messo gratuitamente a disposizione, in prossimità del consultorio e/o del reparto di maternità oltre che adeguatamente segnalato al fine di renderlo agevolmente raggiungibile, un idoneo locale per le organizzazioni di volontariato che operino nel settore dell’aiuto alla vita nascente».

Legge 71 FDI, art. 5

Cosa significa tutto questo? Semplicemente che, per iniziare l’iter di approvazione per l’IGV, ogni donna dovrà sopportare, nel caso si presentassero prima, una serie di “volontari” la cui unica volontà è, ahimè, inserirsi in un momento profondamente delicato della sua vita. Momento all’interno del quale non solo non sono necessari pareri così esterni (di sconosciuti, oltretutto profondamente di parte) ma nel quale non è assolutamente necessario fare pressione sulla colpa, la paura, il rimorso. L’aborto è un argomento profondamente intimo e personale e nessuna persona al mondo sa cosa veramente fare col corpo se non chi lo abita. Una simile proposta è molto pericolosa perché andrebbe a fomentare gruppi politici estremamente di parte in una questione che è intima personale e non riguarda nessuno se non la donna che tiene in grembo il feto.

Quando andrà in porto la proposta di legge?

La legge dovrebbe essere approvata nelle prossime settimane.

La proposta è stata promossa dal capogruppo regionale, Stefano Balleari, e dai consiglieri Veronica Russo e Sauro Mannucci. Niente di nuovo, perché questa fa parte delle promesse fatte in campagna elettorali dal partito.

«Vogliamo dare il diritto alle donne che pensano che l’aborto sia l’unica scelta che hanno, di fare una scelta diversa. Non stiamo togliendo un diritto ma lo stiamo aggiungendo».

Giorgia Meloni, FDI

E questa proposta sembra essere in linea con quanto annunciato dalla Meloni.

Le criticità della proposta di legge sono tante: analizziamone alcune

Una visione che non sarà esente da critiche, nonostante nella proposta di legge si sottolinei che l’obiettivo è

«garantire la possibilità di scelta alle donne, l’aiuto e la promozione della vita»

Legge 71, FDI

Il testo, però, lascia trasparire una chiara linea etica. Come evidenzia Repubblica, si definisce l’embrione

«figlio dalla vita nascosta e in pericolo»

Legge 71, FDI

Ma non solo. Il profilo delle donne che si affacciano alla scelta dell’aborto è quello di persone

«minacciate dalla solitudine, dall’ignoranza, dalla povertà, dalla paura».

Legge 71, FDFI

Si vede chiaramente l’intento dietro la proposta a scoraggiare le donne che vogliono soltanto esercitare il loro diritto ad essere padrone del loro corpo e perciò ad abortire. Questo testo è chiaramente di parte, pensato e scritto con un chiaro intento: quello di limitare il diritto all’aborto.

Non solo Liguria :c’è ancora chi difende il diritto ad un aborto libero

Forti le parole di risposta di Balleari, commissario provinciale di Fdi Genova. Brevemente conclude:

«La 194 non si tocca

Stefano Balleari, FDI

Sembra quindi che noi donne potremmo tirare un sospiro di sollievo. Almeno per ora. Il commissario provinciale Fratelli D’Italia ha inoltre aggiunto che:

«al di là delle strumentalizzazioni vogliamo che la 194 si applichi nella sua interezza, perché riteniamo che non sia strettamente osservato il suo articolo 5 che mette le donne nella condizione di scegliere, liberamente, tra due possibilità. Molte donne non hanno alternative all’aborto».

Stefano Balleari

Non lasciamoci acquietare dalle parole della propaganda, perché non sono mai importanti le dichiarazioni pubbliche quanto le policy. Ciò significa che, per quanto potremmo leggere che la situazione per donne e il loro diritto sul corpo è al sicuro, forse non è così. Non può essere così quando vediamo il rischio tangibile e concreto che un diritto ci venga negato.

Mala tempora currunt.

Articolo di Maria Paola Pizzonia

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Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Sociologia Politica alla Sapienza di Roma e Fumettista per la Scuola Romana del Fumetto. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Assistente di redazione per Pagine Edizioni. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Mangiatori di Cervello, Octonet. Redattrice di Metrò per Cinema, Attualità&Politica, Infonerd. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente.
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