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Aprile 13, 2021, martedì

La Lombardia a rischio zona rossa: alta presenza di variante inglese

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La Lombardia è a rischio zona rossa, lo dicono i numeri e la mappa che evidenzia le chiusure nelle zone ad alto rischio di contagio. Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia e, soprattutto, Milano vivono un momento difficile, che potrebbe essere il preludio ad una chiusura totale dell’intera regione.

I numeri lombardi

Bisogna partire dai numeri per capire come potrebbe andare a finire. Sopra i 250 casi settimanali ogni 100 mila abitanti si entra in un regime di misure rafforzate. La zona di Brescia è quella che ha anticipato la presenza della variante inglese, ormai diventata prevalente. “Dalle analisi svolte nei nostri laboratori, è presente nel 64 per cento dei tamponi testati a campione”, ha detto ieri l’assessore al Welfare Letizia Moratti. A febbraio non andava oltre il 30-35%.

Le varianti del virus

Discorso diverso per le varianti meno diffuse, dove si lavora d’anticipo per evitare che guadagnino campo. Ieri, a Brescia è stato isolato il primo caso in Lombardia di “nigeriana”. “Una mutazione che preoccupa perché potrebbe conferire resistenza ai vaccini oggi disponibili”, spiega Arnaldo Caruso, Direttore di Microbiologia degli Spedali Civili.
A Brescia si viaggia con un’incidenza di 482 casi, quasi il doppio del valore critico. Un’emergenza che è già arrivata negli ospedali, costretti a trasferire pazienti nel resto della regione.

La Lombardia a rischio zona rossa. Milano

A Milano il livello d’allerta è molto alto. Come spiegano gli epidemiologi, la città non può permettersi cedimenti, perché una metropoli di oltre un milione di abitanti rischia di moltiplicare il contagio a velocità poco gestibili. L’incidenza di casi nell’intera provincia di Milano oggi è di 206. Se si sposta la lente sulla città i casi scendono a 192. Si è ancora abbastanza lontani dalla quota – pericolo fissata a 250, ma il rischio può essere davvero dietro l’angolo, per cui occorre la massima prudenza.

Il piano per Milano

L’idea sui tavoli del Pirellone è creare uno scudo alla città. Così sono nate le zone rosse a Bollate, Mede e Viggiù e così si è colorato di arancione tutto il resto. Chiudere la cintura è la scommessa per contenere una crescita che comunque nei prossimi dieci giorni ci sarà, in attesa che le nuove misure possano avere impatto. L’esempio positivo viene dalle prime tre zone rosse, dove si stanno anche anticipando le vaccinazioni: i numeri stanno scendendo in maniera importante. Ovviamente la gestione di una metropoli è diversa da quella di piccoli comuni. Ma per ora nessuno ragiona su spacchettamenti per quartieri o municipi. Proprio perché una grande città vive di interazioni. “Quella di chiudere per micro aree estendendo il cuscinetto ai comuni limitrofi resta l’unica strategia possibile, spiega Alessia Melegaro, docente della Bocconi e membro della Commissione indicatori. In passato, ragionando per macro aree si è perso tempo. Questa è una partita a scacchi in cui non si possono più rimandare le decisioni”.

La Lombardia a rischio zona rossa. I numeri decisivi

Venerdì sarà una giornata fondamentale, poiché arriveranno i nuovi dati riguardanti la regione, con la nuova cabina di monitoraggio dell’Istituto superiore di Sanità. Il valore dell’Rt sarà determinante per le eventuali conseguenze: se superasse, infatti, quota 1,25 potrebbe aprire scenari da zona rossa per l’intera regione. Continua anche la rincorsa della campagna vaccinale. Con una nuova data sul calendario, necessaria per arginare i contagi nelle scuole: lunedì si inizieranno a vaccinare gli insegnanti. Una platea di circa 200 mila persone da immunizzare entro inizio aprile.

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Stefano Vori

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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