Cinema

“La paranza dei bambini”. Desideri immediati e perdita dell’innocenza

È un viaggio verso la perdita dell’innocenza quello che intraprendono i protagonisti
de “La paranza dei bambini“, uscito nelle sale cinematografiche il 13 febbraio 2019.
Una perdita trainata dal desiderio, sostenuta dalla violenza e dall’immediatezza, “giustificata” da un habitat dalle poche alternative.

Sono adolescenti dai soprannomi buffi e il grilletto facile quelli raccontatati dallo
scrittore Roberto Saviano e dal regista Claudio Giovannesi. Briatò, Lollipop, O’Russ
e Stavodicendo. Poi c’è Biscottino, quello più mingherlino, Tyson con la faccia da
duro e Nicola, il leader giusto e idealista . Tutti cresciuti nel rione Sanità di Napoli.
Sognano la ricchezza e la fama, proprio come i loro coetanei di altre città e paesi.
Vogliono le nike ultimo modello, la maglietta figa e il giacchettino alla moda;
vogliono visibilità sui social media, l’ingresso al tavolo di una discoteca e vogliono
conquistare la ragazze con il fascino di chi sa proteggere e ottenere tutto ciò che
vuole, con le buone o con le cattive.

La paranza dei bambini - photo credit: web
La paranza dei bambini – photo credit: web

Il libro di Saviano, le baby-gang al potere

È il rischio, che questi ragazzi sono disposti a correre, a differenziarli dai giovani di
tante altre città. Non gli obbiettivi, rappresentati da fama, attenzioni e divertimenti,
orchestrati dal consumismo della società dei giorni nostri, ma il rischio e i mezzi
scelti per raggiungerli. Perché per ottenere benessere e potere, e per ottenerli subito, i
paranzini devono affiliarsi, spacciare, scontrarsi con i nemici e quindi annusare la
morte
, che sanno essere inevitabile. “In questo senso sono molto simili ai jihadisti, ai
ragazzi francesi e tedeschi di origine araba
” ha detto Saviano che ha affrontato per la
prima volta il tema delle baby-gang nel 2016, anno dell’uscita dell’omonimo
romanzo-verità. Libro con cui lo scrittore di Secondigliano racconta di come, per la
prima volta nel mondo della criminalità internazionale, dei ragazzini sono stati al
comando occupando un vuoto di potere.

Saviano ha collaborato al soggetto e alla sceneggiatura del film, unendo la sua penna
a quella del regista Giovannesi e a quella di Maurizio Braucci, napoletano e
conoscitore attento della realtà partenopea. I tre hanno firmato una sceneggiatura,
premiata con l’Orso d’argento al Festival internazionale del cinema di Berlino, che
privilegia l’aspetto sentimentale, ovvero la fragilità, e che trova la misura della
ferocia attraverso l’innocenza
propria dell’età dei protagonisti
”, come ha dichiarato
Giovannesi. L’intento è stato quello di dimostrare che l’amore, seppur sempre
presente, non salva e che la tragedia dei protagonisti è segnata da un cammino
criminale col divieto di un lieto fine
.

La paranza dei bambini - photo credit: web
La paranza dei bambini – photo credit: web

Un micromondo tra modelli criminali e un destino segnato

Un destino criminale che i protagonisti di questa opera scelgono come acceleratore
economico
, e che rappresenta la soluzione più “facile” ed immediata in uno scenario
privo di istituzioni
e dove l’unica linea da seguire è quella delinquenziale. Una
scorciatoia in un labirinto dalla quale uscire indenni sembra impossibile. Il loro è un
micromondo dove lo sguardo è territorio
, è patria. Dove fissare qualcuno significa
invaderlo e dove non voltarsi davanti alla volata di una pistola è manifestazione di
potere e coraggio. Dove i boss della malavita organizzata, siano essi defunti o agli
arresti domiciliari, sono i modelli da seguire. I membri di queste bande minorili
crescono seguendo dogmi di quartiere che tutti, sin da piccini, sono tenuti a rispettare.
Disobbedire significa rischiare grosso. Se sgarri ti becchi una pallottola anche se hai
poco più di dieci anni.

Sotto quest’ottica, giovani come Nicola e i suoi compagni, sono preziosi e i loro
“colloqui” per un posto in camorra, sempre produttiva e pronta a guerre territoriali,
sono sempre positivi. E così anche il periodo di formazione, da “tirocinante”
dell’impresa a delinquere, è piuttosto breve; i soldi arrivano in fretta così come le
prime strisce di cocaina, provata lo stesso giorno in cui vengono addestrati per la
prima piazza di spaccio.

 La paranza dei bambini - photo credit: web
La paranza dei bambini – photo credit: web

Ostentazione della supremazia e un sogno utopistico

Bruciano le tappe gli adolescenti de “La paranza dei bambini“, scrollandosi di dosso l’innocenza della loro giovane età per abbracciare una maturità delinquenziale, celebrandone le tappe attraverso foto a pistole e proiettili pubblicate sui social, non preoccupandosi delle conseguenze. Senza nascondersi. Perché la supremazia passa anche da un’ostentazione fanciullesca. E una volta ottenuto il “potere” nel proprio rione, superati gli sfidanti interni, i nemici successivi diventano le paranze degli altri
quartieri, cresciuti qualche chilometro più in là.

Ma la sete dei paranzini, Nicola su tutti, non è solo di successo, oggetti e gingilli.
Quello che il ragazzo sogna più di ogni altra cosa è un controllo più protettivo e meno
prepotente del quartiere che sente sempre più “suo” e che, con ogni mezzo, rendere in
qualche modo migliore. Ma un rione di Napoli senza estorsioni ai piccoli
commercianti si rivelerà presto un’utopia da dover affrontare con l’amaro in bocca.

La paranza dei bambini - photo credit: web
La paranza dei bambini – photo credit: web

Claudio Giovannesi, regista dei giovani ultimi

Ad inseguire con la macchina da presa gli adolescenti nel loro abbandono
dell’incolpevolezza è il regista Claudio Giovannesi, che già ci aveva abituati a storie
giovanili
. Dopo l’esordio alla regia nel 2008 con “La casa sulle nuvole“, il quarantenne
romano inizia a dirigere la gioventù, quella non semplice, senza sbavature. Nel 2012
riprende la profezia poetica di Pier Paolo Pasolini dirigendo “Alì ha gli occhi azzurri“,
mentre nel 2016 racconta, senza retorica e buonismo, l’amore dietro le sbarre di un
riformatorio nel film “Fiore“. Insomma un autore che dimostra talento e dimestichezza
nel raccontare giovani “ultimi”. La sua cinepresa è spesso appiccicata ai protagonisti,
quasi a coglierne il respiro e l’anima, permettendo allo spettatore di condividerne le
sensazioni emotive.

Un regista maturo, qui attento a non firmare una versione giovanile di Gomorra, che
aveva già toccato con mano dirigendone due episodi della seconda stagione. Non
scivola negli schemi action del crime televisivo, indagando più sugli aspetti
caratteriali e introspettivi dei personaggi. Stile supportato egregiamente anche
dall’esperto direttore della fotografia Daniele Ciprì, che già aveva collaborato con
Giovannesi nei suoi due precedenti lavori sopracitati. Una fotografia, premiata con il
Nastro d’Argento
, dominata da una focale lunga con l’intenzione di sottolineare
l’importanza dei protagonisti e delle loro scelte, circondati dalle sfocature di un
ambiente che offre poche possibilità
.

Claudio Giovannesi - photo credit: web
Claudio Giovannesi – photo credit: web

La perdita, atto finale verso l’ascendenza camorristica

È un film che vive le scelte di bambini, spesso non ponderate, alimentate da quei
desideri puntuali, concreti da voler soddisfare subito, sopprimendo l’entusiasmo
dell’attesa. Desiderio che viene esaudito ancor prima di essere calato nel tempo,
attraverso mezzi assecondati dall’anomia del territorio. A pagarne le conseguenze sarà proprio l’innocenza, che lascia spazio alla devianza dei paranzini culminata con
l’ultimo atto della maturazione. Quello del dolore, della perdita
. Una cicatrice che
spegne ogni speranza e lascia campo libero a guerrieri con un destino ben preciso. La
promozione verso l’ascendenza camorristica dalla quale non si torna più indietro.

 La paranza dei bambini - photo credit: web
La paranza dei bambini – photo credit: web

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