Sarà capitato a chiunque almeno una volta nella vita, specie in un momento delicato, di sentirsi dire “prova a vedere il lato positivo”. Come se l’ottimismo debba esserci per forza. Quella della positività perenne è una credenza fin troppo generale e qualunquista che non tiene conto di molteplici fattori, sia interni che esterni. Sforzarsi di sopprimere qualsivoglia emozione negativa non solo è inumano ma deleterio nel lungo tempo. È importante quindi sfatare il falso mito della positività tossica e comprendere per quali ragioni la felicità non può essere un obbligo.
La felicità non è sempre la risposta
Fin da piccoli, almeno nella maggioranza, ci viene insegnato a riconoscere le emozioni e ad accoglierle. Viene dedicato il giusto spazio sia a quelle positive che alle negative perché entrambe, in egual modo, sono necessarie per una crescita equilibrata. Non esistono, infatti, emozioni di serie A ed emozioni di serie B. Malgrado le psicologia insegni che ogni sentimento è valido, è sempre più diffusa la convinzione secondo cui il pensiero positivo attragga a sé altra positività. Parte di questo proposito è diventato un vero e proprio contenuto diffuso sulle piattaforme online. E se in parte l’idea di vedere video che mostrano una realtà artefatta possa essere intrattenente, dall’altra impone la convinzione di dover affrontare la vita allo stesso modo. Un’asticella posta eccessivamente in alto, soprattutto se si tiene conto che ogni situazione e individuo è assestante.
La definizione di positività tossica può apparire come un ossimoro, due concetti che cozzano se inseriti nella stessa frase. La realtà, però, è ben diversa. Come in ogni aspetto della vita anche gli elementi ottimisti, se portati all’eccesso, possono causare problemi. In aggiunta pensare di dover essere felici a ogni costo non è sempre autoindotto. Come riportato da state of mind esiste la positività tossica autoimposta ed eteroimposta. Nel primo caso è la persona che si costringe a porre tutto sotto una luce positiva, nel secondo caso quella costrizione arriva dall’esterno.
Le emozioni negative sono importanti
Ovviamente non è il pensiero positivo a essere dannoso, anzi. Alcuni studi dimostrano che imparare ad affrontare alcune dinamiche con un atteggiamento favorevole può essere efficace. Il problema è quando si ricerca la felicità in modo spasmodico e si avverte l’inadeguatezza nel momento in cui non si riesce a raggiungerla e porla, tra le altre cose, come unica modalità per combattere i problemi. Una meccanica di pensiero avvilente soprattutto per chi, a causa di patologie, percepisce le proprie emozioni negative come fallimentari. La frustrazione, così come la gioia o la tristezza, rappresentano un elemento naturale e fisiologico. Per quanto possa apparire complesso è importante riconoscere i propri limiti senza recriminare a sé o agli altri l’impossibilità di essere felici, altrimenti vi è il rischio di una chiusura emotiva e della percezione di inadeguatezza se non si rispetta un certo canone.
Stefania Cirillo





