La procura di Taranto ha ordinato il sequestro dell’altoforno 1 dello stabilimento di Acciaierie d’Italia, la società che gestisce l’impianto di produzione di acciaio, chiamata a lungo ILVA. A causare la decisione è stato un incendio sviluppatosi il 6 maggio che, pur non provocando feriti, ha messo in allarme le autorità. Il sequestro ha fini probatori: l’altoforno figurerà come prova nel maxi-processo ancora in corso e, nel frattempo, dovrà rimanere spento.

Secondo l’azienda, il rogo sarebbe nato a seguito di un improvvisa anomalia nel sistema di raffreddamento, e che l’altoforno 1 non avrebbe avuto un ruolo nel divampare delle fiamme (l’unico ancora in funzione è il numero 4). L’ex ILVA naviga in acque tumultuose da diversi anni. Il governo, tuttavia, sta cercando in tutti i modi di evitare la sua chiusura definitiva. I costi sociali dello smantellamento dell’attività sarebbero molto elevati, considerando gli oltre 10:500 dipendenti e la sua importanza rispetto all’operato di altre realtà ad essa legate.

Le parole del ministro Urso sull’ex ILVA

Il 68% di Acciaierie d’Italia è controllata dalla società franco-indiana ArcelorMittal. Il restante 32% è invece nelle mani dello Stato. Da tempo si sta cercando un acquirente che subentri all’attuale proprietario e, proprio per questo, si sta tentando di risanare tutti i debiti dell’azienda. Il nuovo incendio, però, potrebbe scombinare ancora una volta i piani.

Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, si è detto preoccupato: «Speriamo che non ci siano condizionamenti esterni che possano scoraggiare gli investitori e precludere lo sviluppo della tecnologia green nel più grande impianto siderurgico italiano. Come tutti sanno, sin dall’inizio abbiamo preso in mano questo dossier con la piena volontà di realizzare un processo di piena decarbonizzazione del sistema siderurgico italiano. Così è nei programmi che sono stati presentati agli investitori, quello di fare nel tempo più congruo possibile dell’ex Ilva di Taranto un modello di siderurgia green che possa rendere orgoglioso questo Paese e che possa corrispondere alle aspettative dei cittadini anche per quanto riguarda l’ambiente e la salute».

Federica Checchia

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