La rete, il nostro patrimonio liquido

Non solo agorà e circo, ma anche un’immensa risorsa da salvaguardare

Fateci caso, non c’è giorno in cui non siamo collegati o, se non lo siamo, in qualche modo la nostra vita è connessa alla rete.

L’attività semplice più come sfogliare un giornale, guardare il meteo, comunicare con un parente o un amico. Pagare una bolletta. Oppure, una più complessa, come creare un programma open source che altri potranno utilizzare gratuitamente ma anche modificare, migliorare; raccogliere i dati per disegnare un ponte, un palazzo. Connettersi a un satellite.

E ancora, trovare un archivio rarissimo che è appena stato digitalizzato, magari uno come Grafton9, che ci riporta nella nostra controcultura ricordandoci come eravamo.

Ma anche pensare allo svago, perdersi nel mondo virtuale o catapultarsi dentro un casino online, anche giocando a distanza con veri croupier o avere bonus per sfidare la sorte.

La rete siamo noi, noi l’abbiamo creata. È quindi normale che sia mista, estrema, incoerente, dai risvolti inattesi, proprio come quando si naviga in un grande oceano. Internet è in tutto e per tutto un mondo di risorse tra cultura, open source e intrattenimento. Conoscerne le potenzialità, anche quando siamo semplici fruitori, è fondamentale proprio perché dobbiamo iniziare a percepire il web come casa nostra.

Infatti è sempre sul web che i leoni da tastiera si infiammano, come se fosse una discussione a tu per tu con qualcuno. Ed è sempre sul web che vengono raccolti i big data, che a grandi numeri descrivono il micro e il macro della società suggerendo in che direzione sviluppare prodotti o creare nuove esigenze.

Altra cosa: la rete ci sopravviverà. Quando pensiamo di lasciare un mondo migliore ai nostri vigli, non escludiamo quello detto ‘liquido’ perché ormai, e a tutti gli effetti, è parte integrante del nostro patrimonio. L’umanità è tanto in rete quanto sulle strade, nei paesi così come nelle grandi città. La sottile linea che divide reale e virtuale va sempre più assottigliandosi e, direttamente o indirettamente, siamo sempre noi col solo fatto di usare internet a creare nuove connessioni, nuovi percorsi e nuove realtà.

Quasi una ventina di anni fa uno studioso americano già esortava: “lavoratori immateriali unitevi”, era Wark McKenzie, un uomo che guardava lontano. Quei lavoratori, quelle api operaie, siamo noi.

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