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La selezione cinematografica di Another Gaze per una Palestina libera

Another Gaze Journal, rivista cinematografica attiva nel campo della Feminist Film Theory e in generale negli studi di genere, in collaborazione con il festival austriaco di arte contemporanea Steirischer Herbst ha selezionato dei cortometraggi per sensibilizzare ancora una volta sulla situazione in Palestina.

Politics of (Un)learning. Films for a Free Palestine è il nome del progetto, in cui figurano esclusivamente pellicole dirette da donne. La selezione è opera di Daniella Shreir, fondatrice di Another Gaze e Another Screen, piattaforma streaming della rivista.

Una collaborazione ambiziosa e incisiva che mette in primo piano le donne palestinesi. Tramite i loro obiettivi e lenti offrono un altro sguardo (another gaze, appunto) su uno dei conflitti più lunghi e sanguinosi della storia e sull’impatto che continua ad avere sulla popolazione femminile.

Another Gaze per la Palestina: il programma della rassegna (disponibile anche in streaming)

23 settembre

Layaly Badr, The Road to Palestine: corto animato per bambini dal punto di vista di Laila, una bambina che vede gli aerei sganciare bombe mentre la mamma le pettina i capelli. La sua innocenza infantile le faceva sembrare che dai velivoli fuoriuscissero dei palloncini.

Razan AlSalah, Your Father Was Born A 100 Years Old, And So Was The Nakba: la voce immaginaria della nonna della regista, rifugiata palestinese in Libano, percorre le strade di Haifa tramite Google Street View, l’unico modo per tornare nella sua città, profondamente cambiata dalla guerra.

Mahasen Nasser-Eldin, The Silent Protest: Jerusalem 1929: la storia del movimento femminile palestinese, nato il 26 ottobre 1929.

30 settembre

Rosalind Nashashibi, Dahiel Al Bareed, District of the Post Office, Hreash House e Electrical Gaza: il primo corto mostra la trasformazione di un distretto postale di Ramallah in terra di nessuno; il secondo ha per protagonista una famiglia palestinese che vive a Nazareth durante il Ramadan; il terzo è un footage di immagini che provengono dritte da Gaza.

5 ottobre

Basma Alsharif, We Began By Measuring Distance e Home Movies Gaza: nel primo corto, un anonimo gruppo passa il tempo misurando delle distanze a caso, mentre sullo sfondo accade la storia; nel secondo la regista mostra come in Palestina sia ormai impossibile dividere l’ambiente domestico da quello politico, con conseguenze il più delle volte terribili.

Jumana Manna: Blessed Blessed Oblivion e A Sketch of Manners: il primo corto mostra la cultura macista della Gerusalemme Est; il secondo ricostruisce la storia dell’ultimo spettacolo teatrale in maschera della Palestina e la vita prima del 1948.

7 ottobre

Shuruq Harb, The White Elephant: la regista adotta il punto di vista di un’adolescente durante la guerra e i relativi dubbi e preoccupazioni riguardo temi come l’amicizia e l’amore.

Basma Alsharif, Farther Than The Eye Can See e O, Persecuted: nel primo corto una donna palestinese racconta l’esodo dei suoi connazionali da Gerusalemme, verso un luogo che non esiste più; il secondo corto mette in scena, come una performance, il restauro del film Our Small Houses del 1974, a opera del regista militante palestinese Kassem Hawal.

14 ottobre

Larissa Sansour, A Space Exodus e Nation Estate: il primo corto è l’adattamento di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick in chiave mediorientale, con il primo palestinese a camminare nello spazio; il secondo è un corto fantascientifico distopico che riflette sulle disuguaglianze sociali.

Mona Benyamin, Moonscape: un fittizio gruppo di resistenza nasconde in depositi sotterranei delle porcellane con cui comunicherà al mondo, in futuro, il proprio passaggio sulla terra.

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Ph: junkee.com

Chiara Cozzi

Critica cinematografica per passione, scrittrice per vocazione.
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