Cultura

La storia della musica in 60 minuti: lo spettacolo sperimentale di Paolo Bianco

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La storia della musica in 60 minuti potrebbe sembrare un documentario (o un’impegnativa tesi magistrale) e invece è un nuovo – e soprattutto innovativo – spettacolo. E non solo, è anche la prima opera d’esordio dell’artista Paolo Bianco. Onirico, introspettivo, sperimentale e quasi disruptive, La storia della musica in 60 minuti è una performance che ti cattura, inizialmente confondendoti, poi convincendoti. Di cosa? Dei contrasti, e quindi dell’umanità, e allora anche della bellezza.

Un viaggio che inizia dal buio e termina con la luce. Il racconto, ai limiti dell’onirico, nelle opere e nelle parole di Battiato, per raccontare una storia, che per quanto possa sembrare casuale, è realmente accaduta. La storia e la musica di Battiato vengono prese come pietra di paragone per parlare di universalità e umanità. Uno spettacolo sui contrari: contrari come Fetus e La voce del padrone, contrari come l’urbanistica barocca e quella novecentesca, contrari come la guerra del Golfo e il concerto di Baghdad nel 1992, contrari come Nicolas Jaar e Franco Battiato. Eppure tutti questi contrari diventano sinonimi nel più grande racconto dell’umanità, in quanto parti dello stesso essere umani. Non è uno spettacolo di stand up comedy ma ci sono battute satiriche, non è uno spettacolo profondo ma molti hanno pianto. In questa intervista ne parliamo così.

Intervista a Paolo Bianco, per la sua Storia della musica in 60 minuti

Il tuo esordio è un atto provocatorio, di primo impatto, ma tremendamente introspettivo: come la musica può spiegare l’umanità? 

Per essere catchy ti dovrei rispondere che bisogna venire a vedere il mio spettacolo per capirlo. Scherzi a parte quello che ho fatto è stato prendere la musica, intesa come arte umana, e usarla come sineddoche (una parte per il tutto) per spiegare l’umanità. Ti faccio un esempio per essere più chiaro: prendi il coltello; è un utensile che abbiamo in vari esemplari e dimensioni in tutte le case del mondo. Cosa ci racconta sull’umanità? Per esempio che c’è (c’è stato) bisogno di proteggere i nostri cari dalle aggressioni esterne e che contemporaneamente ad un certo punto ci siamo sviluppati per cucinare meglio e in maniera più creativa e golosa il nostro cibo. Coltello come arma di difesa e offesa ma anche come strumento per “coccolare” noi e i nostri cari. E questi sono due aspetti che assolutamente troviamo nell’umanità. Non vorrei che il discorso diventasse troppo filosofico ma è esattamente questo che fa il mio spettacolo, oltre a intrattenere e a far ridere.


Twitch e Podcast: è il nuovo palco? Questa è una novità. Parliamo di come anche le performance diventano digitali, o come il digital diventa il nuovo teatro dell’arte. 

Si, assolutamente. Il modello “live” dei nuovi contenuti permette di essere veri e diretti nel modo in cui si intrattiene o almeno funzionalmente finti. Su Twitch (Paolobiancotv) ho iniziato da poco ed è tutto in divenire: quello che voglio fare è portare contenuti più profondi senza mai scadere nel noioso. Piano piano sto riuscendo a portare cose che mi interessano e che attualmente non trovano spazio nella piattaforma. Sto strutturando tutto affinché in queste vacanze di Natale tutti i giorni io riesca a portare tante interviste, chiacchierate e contenuti con personalità che mi interessano (cantanti, personaggi interessanti, altri streamer, ecc). Il podcast invece su Spotify (Paolo Bianco podcast) è una cosa diversa, lì parlo di tematiche psicologiche ma l’appiglio è lo stesso: molto diretto, senza tagli nè edit. In più, mi faccio il figo, è il primo podcast che io sappia interattivo in Italia nel quale chiunque può scrivermi o addirittura mandarmi audio da inserire nelle puntate successive del podcast. E’ un modo per essere sempre interattivi e diretti con la community.


Non è uno spettacolo di stand up comedy ma ci sono battute satiriche, non è uno spettacolo profondo ma molti hanno pianto. Come definiresti il tuo spettacolo? O l’impossibilità di definizione è la sua natura stessa? 

All’inizio dello spettacolo ho inserito un disclaimer che in pratica ti vuole dire: “Pensi di stare per ascoltare la storia della musica? Pensi di stare per ascoltare la biografia di Battiato? La risposta a entrambe queste domande è sì e contemporaneamente no.” Questo spettacolo è un po’ come Balto, sa solo quello che non è! Questo spettacolo è un trip nel senso letterale del termine. Un viaggio. Penso che nessuno potrebbe mai immaginare dove inizi e dove termini. Ed è questa la cosa che mi affascina ogni volta che lo recito: prendere lo spettatore e trasportarlo in un viaggio. E vedere dal palco delle persone tra il pubblico con le lacrime agli occhi mi sconvolge ogni volta, ma mi rende fiero perché vuol dire che quello che volevo far passare passa. Alla fine questo viaggio ce l’ha un senso, ma lo capisci solo alla fine. Infine è un modo per ringraziare un artista assurdo come Battiato, senza il quale saremmo miseri. 


Paolo Bianco è il tuo pseudonimo? Da una parte la scelta di una copertina così vera (e infatti nuda) dall’altro il bisogno di mascherarsi. Fa parte anche questo della tua arte? 

Si, è il mio pseudonimo. E’ una scelta sia funzionale che di maschera. La mia idea é: vesto uno pseudonimo così che possa togliermi la mia maschera ed essere me stesso. E mi sono accorto che essere te stess* è la cosa più bella che ci possa essere. Paolo Bianco sono Io ma contemporaneamente è un personaggio e questa cosa mi affascina e mi eccita allo stesso modo. Per quanto riguarda la foto promozionale: non ti dico che cosa mi ha detto mia madre a riguardo… (ridendo). E’ un modo per catturare lo sguardo e per rimandare ad un immaginario musicale già esistito.

Teatro e twitch, qual è la strada che ti aspetta nel 2022? 

Sono molto ambizioso: vorrei portare La storia della musica in 60 minuti in tutta Italia, ovunque io possa. A gennaio se tutto va bene esordirò a Torino con un nuovo spettacolo che sarà 1000 volte più folle di questo e del quale non sono minimamente pronto manco io, figuriamoci gli altri. E ne ho un altro in cantiere. Su Twitch invece voglio far crescere la mia community attraverso contenuti sempre migliori e farlo diventare una scapola della mia essenza. Idem per il podcast. Sarà un anno intenso, ne sono sicuro.

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