Sono almeno 112 le persone uccise e altre 760 quelle rimaste ferite dopo che le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro una folla di palestinesi accalcata attorno a un convoglio di aiuti nel nord della Striscia di Gaza, secondo i dati riferiti da Hamas. Il portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) Daniel Hagari ha dichiarato che l’esercito “non ha sparato” contro le persone che cercavano di prendere gli aiuti, “né dall’alto né da terra”. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si è detto “scioccato” da questi eventi che ha “condannato”, ritenendo necessaria una “indagine indipendente” per individuare i responsabili.
La fazione islamica ha denunciato l’uccisione nel nord della Striscia di 112 palestinesi – e il ferimento di altri 760 – contro cui l’esercito israeliano avrebbe sparato mentre si trovavano “in fila per ricevere gli aiuti umanitari”. Un’accusa che l’Idf ha respinto con forza parlando di due distinti episodi, avvenuti a centinaia di metri l’uno dall’altro, nel primo dei quali “la calca provocata dalla folla ha causato la maggior parte dei morti”. Mentre ha ammesso che solo in un secondo momento, lontano da lì, i soldati hanno sparato “sentendosi minacciati da centinaia di civili palestinesi”. L’Egitto si indigna: “Attacco disumano, violato il diritto internazionale”. Per la Casa Bianca, gli spari a Gaza sono un incidente grave, all’esame le varie versioni “contraddittorie” sulla sparatoria assicura il presidente Biden, che tuttavia avverte: “Ora tregua a rischio”. Si riunisce il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La premier Meloni esprime “sgomento”, chiede a Israele di accertare “la dinamica dei fatti e le responsabilità” e invita a “lavorare per il cessate il fuoco”.
Sulla strage Israele fornisce una versione diversa. Le forze di difesa israeliane hanno sparato colpi di avvertimento nel tentativo di disperdere la folla, «non abbiamo sparato», ha detto il portavoce dell’esercito, Daniel Hagari.





