Cinema

“La stranezza”: se le idee non quagliano a Pirandello

“Ho in mente una stranezza, che è diventata quasi un’ossessione”. Se Luigi Pirandello tornasse nella sua Sicilia, dove “l’uomo nasce isola nell’isola“, non potrebbe che incontrare due bizzarri teatranti amatoriali: Ficarra e Picone. Due “dilettanti professionisti”, animali da palcoscenico che, per un curioso e contrario connubio, esercitano il mestiere di becchini. Un film di Roberto Andò con Toni Servillo: “La stranezza“, dal 27 Ottobre al cinema.

Per un ‘pubblico in cerca d’autore’

“La stranezza”, Trailer da YouTube

Pirandello (Toni Servillo), il premio Nobel che amava definirsi “figlio del caos”, in piena crisi creativa, fa rientro a Girgenti, dopo essere stato a Catania per l’ottantesimo compleanno di Giovanni Verga (interpretato da Renato Carpentieri). “Aspra terra natìa circondata dal mare immenso e geloso”, recitano i suoi versi. Nel film si racconta l’inaspettato incontro con Nofrio Principato e Bastiano Vella (Salvo Ficarra e Valentino Picone), a causa della dolorosa morte dell’amata balia Maria Stella (che gli raccontava fatti e dicerie di quella Girgenti, a cui la sua opera si sarebbe poi ispirata). Loro erano impegnati a preparare un ‘dramma comico’: “La trincea del rimorso, ovvero Cicciareddu e Pietruzzu”. Li osserva, li segue insaziabile, ne spia le prove. Il Maestro guarda alla stravagante compagnia teatrale, incuriosito e attento. Ogni gesto, ogni parola, pare turbarlo e divertirlo. Ne trae ispirazione per uno dei suoi lavori più importanti, “Sei personaggi in cerca d’autore”. Trovando, nell’impossibilità di distinguere tra finzione e realtà, la quiete a quella sua idea ‘strana’, ossessiva, e ancora indefinita, della creazione di una nuova commedia.

‘U sacciu che hai pena perché le idee non quagliano.. non riesci a scrivere!”. Era evidente l’inquietudine del Maestro. Proprio lui che esortava l’uomo, “..schiacciati dalla tristezza, dalla miseria, farebbe bene pensare che c’è sopra il soffitto il cielo, e che nel cielo ci sono le stelle..”. Il colto amalgamato al popolare. Questa la forza pulsante de “La stranezza“. Il dialetto siciliano ne rappresenta l’essenza, carico come un frutto maturo, e che ben risalta l’ironia di Pirandello. Roberto Andò è anch’egli siciliano. Ha puntato sulla comicità sgraziata e naturale di Ficarra e Picone, ‘maschere’ perfette, in contrasto senza storpiare, al drammatico ed elegante Servillo. Di lui, dice Roberto Andò: “è straordinario ma lontano da qualsiasi monumentalità, è inquieto, geniale ma anche simpatico. Nel film incontra e si ritrova con un mondo popolare“. Le scenografie sono di Giada Calabria, i costumi di Maria Rita Barbera e la fotografia di Maurizio Calvesi, tra Palermo, Catania, Erice e Trapani.

La scintilla creativa è stranezza

Il 9 maggio del 1921 debutta al teatro Valle di Roma, “Sei personaggi in cerca di autore”. Il ‘teatro nel teatro’, viene definito questo dramma di Pirandello. Con una storia originale e immaginaria, il film “La stranezza“, ricrea proprio la genesi dell’opera. Così, mischiati a un po’ di verità, arrivano gli immaginari Nofrio e Bastiano, che vengono invitati personalmente dal drammaturgo alla prima romana. Non si parlavano da quella notte furibonda, quando, alla rappresentazione dello spettacolo dei due a Girgenti, dopo un inizio di gran risate, si passa allo scontro tra platea e attori. Che creao il caos interrompendo bruscamente la commedia. Proprio come “Sei personaggi in cerca d’autore“, che terminerà anch’essa nel caos, dove si urlava tra gli scontri «manicomio, manicomio». Ne parlò anche la cronaca dell’epoca: il pubblico si scagliò contro Pirandello tra fischi e le grida «impostore». Un vero fallimento quel testo, che solo quale mese dopo fu considerato capolavoro.

La scena della rappresentazione di “Sei personaggi in cerca d’autore“, è girata nel vero Teatro Valle, chiuso oramai da anni, vuoi per incuria, vuoi per lungaggini di burocrazia. “Guardali bene scemunito: questi sono attori che fanno il suo gioco”, Ficarra e Picone dicono della platea in sala. Roberto Andò racconta come è nata l’idea per il suo film: «Una mattina di molti anni fa (abitavo ancora a Palermo), mi trovavo in compagnia di Leonardo Sciascia. All’improvviso, lui mi chiese di fermare l’auto che stavo guidando. “Scusa, aspettami un momento”, bisbigliò. E si avviò verso una piccola libreria. Pochi minuti e lo vidi ritornare con un libro in mano che subito mi porse. Era una biografia di Luigi Pirandello curata da un grande studioso, Gaspare Giudice. “Questa è per te, l’avevo ordinata qualche giorno fa. È fondamentale, ed è la più bella che ci sia in circolazione”. Questo episodio dei miei anni giovanili è probabilmente all’origine del mio film La stranezza…».

Servillo, Ficarra e Picone la magia

Tante le citazioni del poeta messe in scena ne “La stranezza“. In una Sicilia vergine, pura, “fumante”, e anche ingenua. Con due, vestiti di nero, che brillano di vita e catarsi: “Professore, con tutto il rispetto, tornate a insegnare, voi di teatro siete un po’ pasciuto!”.

Federica De Candia Seguici su Google News

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