Se avete aperto questo articolo attirati dalla promessa di scoprire un segreto imperdibile, in realtà, siete appena caduti nella trappola del clickbait. Quei titoli dai toni tragici, misteriosi o palesemente esagerati che popolano i nostri feed non sono frutto del caso, ma il risultato di una raffinata ingegneria psicologica progettata per un unico scopo: attirare la vostra attenzione.
Il clickbait stuzzica il nostro interesse, ma perché?
I titoli clickbait sono un po’ come le torte nuziali: bellissime fuori, ma spesso tragicamente vuote dentro. Per far sì che la freccia del nostro mouse clicchi, l’esca digitale utilizza un codice preciso basato su quattro pilastri: l’iperbole (esagerare tutto), l’insinuazione (far credere che ci sia un complotto o un segreto), il puzzle (nascondere l’informazione principale) e la retorica visiva (immagini sfocate o facce disperate per fare leva sull’empatia). Ma perché ci caschiamo sempre? La colpa è del nostro cervello, che è letteralmente “affamato” di novità. Quando un titolo crea un vuoto informativo, nel nostro cervello scatta una specie di prurito.
Uno studio del 2024 ha dimostrato tramite elettroencefalografia che i titoli clickbait provocano un’impennata dell’onda cerebrale P300, il segnale che il cervello si attiva quando percepisce uno stimolo super rilevante. Ma non solo, poiché le parole emotive come “scioccante” o “killer” viaggiano nella nostra mente su una corsia preferenziale: superano i controlli logici e arrivano prima delle parole neutre. Questo gioco, però, ha un lato decisamente oscuro. Il clickbait è il carburante preferito della disinformazione. Quante volte vi è capitato di sentir parlare di una notizia assurda basata solo sulla lettura del suo titolo? Il problema è che, secondo una ricerca del Journal of Experimental Psychology, i titoli fuorvianti riescono a hackerare i nostri ricordi: anche se poi leggiamo l’articolo e scopriamo che la notizia era una bufala, la nostra memoria tenderà a ricordare solo la versione distorta del titolo.
Oltre a distorcere le nostre opinioni, il clickbait potrebbe mettere a rischio la sicurezza digitale. Spesso un clic di troppo ci reindirizza su siti web che tentano truffe, attacchi di phishing o download malevoli. Nel migliore dei casi, pur di leggere l’articolo misterioso, accettiamo alla cieca tutti i cookie di tracciamento. Il risultato è che cinque minuti dopo saremo perseguitati da pubblicità che non abbiamo mai voluto. Ciononostante, difendersi è possibile. Ricordatevi che un giornalismo affidabile non ha bisogno di fare il misterioso o di urlare: un buon titolo deve fare una cosa sola, dirvi chiaramente di cosa parla l’articolo. Tutto il resto è solo… clickbait.
Stefania Cirillo





